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Liber Pater

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Liber Pater, la scommessa di un vino di altri tempi

“Al di là delle mode, al di là del tempo” è il motto di Loïc Pasquet. Liber Pater è una proprietà situata nelle Graves, ma si distanzia dallo stile bordolese, nell’obiettivo visionario di ritrovare il gusto del vino ai tempi della classificazione ufficiale del 1855.

 

Liber Pater, un vino concepito per essere fuori da ogni incasellamento


Liber, anche detto Liber Pater, era la divinità italica della fecondità e del vino, il cui culto era precedente a quello di Bacco/Dioniso. Ecco perché Liber Pater è un dio del vino e vino degli dei, come piace dire a Loïc Pasquet, l’anticonformista proprietario del domaine, il cui nome è tratto dalla divinità.

Il fatto che si sia scelto il dio del vino più antico e meno noto è grandemente indicativo della filosofia che sta dietro alla proprietà. Loïc Pasquet, vignaiolo del Poitou, si è trasferito a Landiras, nelle Graves di Bordeaux, con la moglie Alona nel 2005. Qui i due hanno costituito un vigneto fuori dall’ordinario. Con l’obiettivo di ritrovare il gusto del vino di Bordeaux di prima della devastazione portata in Europa dalla fillossera e che si poteva assaggiare ai tempi del Classement Officiel del 1855, Loïc Pasquet ha piantato una serie di vitigni quasi dimenticati, ma che un tempo facevano normalmente parte del panorama viticolo della regione.

 

Il vigneto di Liber Pater: un viaggio nel tempo nella Bordeaux di due secoli fa


Il terreno straordinario formato dall’anticlinale di Landiras – una piega della terra formatasi durante l’era terziaria – su cui riposa un terreno sabbioso e ghiaioso, è l’ideale per le vigne di Liber Pater, che sono coltivate franche di piede. Sì, perché Loïc Pasquet è persuaso che, per ottenere la vera personalità delle uve pre-fillossera, bisogna ritornare a piantare le viti senza i portainnesti americani, che denaturano in qualche modo il frutto finale. I ceppi vengono inoltre allevati con l’aiuto di échelas (tutori), sistema assolutamente non comune nel bordolese. Estrema è la densità d’impianto, com’è estrema la filosofia del domaine, ed è portata quasi al limite con 20.000 piedi per ettaro, allo scopo di ottenere bacche più piccole e quindi molto più concentrate.

Fedele alla sua missione, Loïc Pasquet, dopo ricerche e studi, trova e pianta una straordinaria varietà di vitigni dimenticati, come Castets, Mancin, Lauzet, Camaralet, Prunelard… Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, Sèmillon e Sauvignon Blanc, benché molto più comuni nella regione, vengono comunque coltivati. Con un totale di 14 varietà differenti piantate, la superficie vitata conta non più di 5 ettari.

Permacoltura e agricoltura biologica non sono che l’inizio. L’aratura viene effettuata con l’aiuto di un mulo spagnolo – uno normale non passerebbe tra gli strettissimi passaggi tra le viti – che, al contrario di una macchina agricola, non compatta eccessivamente il terreno, non inquina e, in più, contribuisce al mantenimento della biodiversità. Biodiversità incoraggiata anche grazie all’insediamento di arnie, stagni ecc.

 

Gli standard Liber Pater: mai meno che eccellenti


Con una produzione limitatissima, una delle più basse di Bordeaux, (nel 2009 15 hl/ha, nel 2010 e nel 2011 soli 10 hl/ha) il margine di errore è pressoché inesistente. Liber Pater attua delle vere e proprie microvinificazioni, ovvero vinificazione in scala molto ridotta. Le fermentazioni avvengono in botti di rovere francese. La macerazione avviene su un periodo piuttosto lungo, che può durare fino a sessanta giorni, come nel 2009. La fermentazione malolattica avviene in botte, dove il vino trascorre 18 mesi sulle fecce e dove subisce regolarmente il bâtonnage.

E quando la qualità non raggiunge i livelli desiderati? Solo le uve migliori vengono utilizzate, anche a costo di produrre una quantità ridottissima di bottiglie, come nel 2009 quando le cuvée rosse si sono contate su un numero di 880 bottiglie e le cuvée bianche su un numero di 280. E se la qualità è meno che ottima, si decide semplicemente di non uscire con l’annata, com’è successo nel 2008, nel 2012 e nel 2013.

 

Liber Pater, lo stile unico della perfezione

Ogni anno Loïc Pasquet crea una “collection” Liber Pater, così che ogni annata abbia il suo nome unico e la sua etichetta, per riflettere la sua identità particolare. Così l’annata 2011 prende il nome “Le Rêve”, la 2010 “Le Mariage”, la 2009 “L’Orage” (in riferimento alla grandine di quell’anno), la 2007 “La Feuille”, la 2006 “Liberalia” (come i festeggiamenti romani in onore di Liber e sua moglie Libera).

Vini concepiti per sfidare il tempo, raggiugeranno il loro picco di maturità in 9-25 anni dopo la vendemmia. La complessità e l’intensità aromatiche che le cuvée Liber Pater possono raggiungere sono incredibili. L’equilibrio del frutto, con la mineralità, il corpo e i tannini generosi fanno dei vini Liber Pater dei veri e propri nettari per gli dei. L’allungo finale si protrae all’infinito su note e sapori d’antan. In uno stile volutamente lontano da quello imposto dall’establishment bordolese odierno, si ritrova il gusto dei vini fini di Bordeaux, così come potevano essere degustati due secoli fa.