<iframe src="//www.googletagmanager.com/ns.html?id=GTM-MXK97HQ" height="0" width="0" style="display:none;visibility:hidden"></iframe> Prosecco Valdobbiadene, Vino Prosecco - Millesima.it
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Valdobbiadene Prosecco Superiore

Valdobbiadene Prosecco Superiore image
Bisol : Cartizze Dry 2018
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Parker
89 / 100
Bisol : Cartizze Dry 2017
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Bisol : Cartizze Dry 2016
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Mionetto : MO Cartizze Dry
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Parker
91 / 100
Adami : Cartizze Dry
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Bisol : Cartizze Dry 2015
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Nino Franco : Primo Franco 2018
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Mionetto : Spago Frizzante
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Nino Franco : Primo Franco 2012
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Villa Sandi : Cuvée Oris
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Bisol : Crede Brut 2018
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Nino Franco : Primo Franco 2017
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Parker
88 / 100
Nino Franco : Brut
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Adami : Dei Casel Extra Dry
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Bisol : Crede Brut 2017
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Frozza : Rive di Colbertaldo Brut 2015
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Frozza : Col dell'Orso Extra Dry 2013
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Frozza : Col dell'Orso Extra Dry 2014
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Prosecco, che passione

Da luglio 2019 Patrimonio mondiale dell’UNESCO come “paesaggio culturale”, le colline di Conegliano e Valdobbiadene sono all’origine della DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, lo spumante più prestigioso del Veneto.

 

Gli errori in cui non incappare quando si parla di Valdobbiadene Prosecco Superiore

L’ubiquità di cui gode il prosecco negli ultimi decenni è in gran parte dovuta alla popolarità dello spritz. La ricetta del cocktail italiano più bevuto al mondo prevede infatti tre ingredienti: Aperol o Campari, prosecco e acqua tonica, di solito serviti con ghiaccio e una fetta di arancia. Quello che si usa nei cocktail non è necessariamente il prosecco di miglior qualità possibile. La notorietà di questi prosecchi economici se, da un lato, favorisce comunque la celebrità di questo vino, dall’altro getta ombra sui produttori che invece vinificano con risultati mai meno che eccellenti.

“Il prosecco è come lo champagne, ma più economico” è un altro pregiudizio piuttosto diffuso. Se è vero che di solito il prezzo medio di uno champagne è sensibilmente più alto di quello di un prosecco, è vero anche che lo champagne ha saputo meglio sfruttare le possibilità di un buon marketing. Resta però innegabile che prosecco e champagne non si assomigliano minimamente, escluso il fatto che sono entrambi vini frizzanti. In primo luogo sono elaborati a partire da vitigni differenti. Per lo champagne si tratta principalmente di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier. Per il prosecco unicamente il Glera. Il vino francese diventa frizzante tramite un metodo detto tradizionale, che consiste nell’avviare una seconda fermentazione in bottiglia. Essendo questa chiusa ermeticamente, l’anidride carbonica non può evaporare e si dissolve nel vino. Quello utilizzato per elaborare il prosecco è invece il metodo Martinotti-Charmat, che prevede che la seconda fermentazione avvenga in autoclave, un grande tino in acciaio inox e sotto pressione. Gli aromi che si sviluppano non sono naturalmente gli stessi. Uno champagne invecchiato sulle fecce, oltre agli aromi di agrumi e pesca, assume quelli che si chiamano aromi autolitici: lievito, pane tostato, brioche… Gli aromi del vino italiano restano invece molti più legati alla freschezza e dinamicità del frutto, in particolare evocando la mela verde, il melone verde, la pera e i fiori bianchi.La stessa differenza si trova fra il Prosecco e il Franciacorta della Lombardia (scopri di più qui).


© Paolo Spigariol – Bisol

Il prosecco viene a volte anche confuso con l’Asti Spumante. Anche qui le differenze sono tuttavia marcate. L’Asti Spumante DOCG è prodotto in Piemonte, a partire dall’uva Moscato, che è quello che si chiama un vitigno aromatico. Il Valdobbiadene Prosecco Superiore è esclusivamente prodotto a Conegliano Valdobbiadene, in provincia di Treviso, in Veneto. La presa di spuma dell’Asti avviene, sì, in autoclave come il prosecco, ma esiste anche la versione metodo classico. Il risultato è un vino dagli aromi intensamente fruttati e floreali di pesca, uva e rosa e che, anche nella versione secca, ha un residuo zuccherino che lo rende come minimo abboccato.

 

DOCG Valdobbiadene Prosecco Superiore e DOC Prosecco, quali sono le differenze?

La viticoltura nella zona di Conegliano è attestata fin dai tempi dei romani. La storia del prosecco non è facile da ricostruire, ma quel che è certo è che, nel corso dei secoli, viene sempre citato in quanto vino di piacere e di qualità. Nel 1876 viene fondata a Conegliano la prima Scuola enologica d’Italia, suggellando da allora in avanti lo stretto rapporto tra la regione e un know-how viticolo di grande competenza.


© Adami

A partire dal secondo dopoguerra vini prosecchi iniziano ad essere prodotti in Sudamerica, Croazia, Australia, ecc. Per difendere la tipicità e l’unicità del prosecco italiano, nel 1969 viene creata la DOC (Denominazione di Origine Controllata) Prosecco nei 15 comuni tra Conegliano e Valdobbiadene. 40 anni esatti dopo, lo Stato italiano riconosce una sintesi più precisa delle denominazioni del prosecco. Il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene diventa la 44esima DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) d’Italia, mentre in 9 province da Trieste a Vicenza la denominazione IGT viene promossa a DOC.

In cima alla piramide abbiamo infine il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, in cui la menzione Superiore sta ad indicare che si tratta di vini spumanti. Questi possono essere di tre tipi. In ordine crescente di qualità: il Valdobbiadene Prosecco Superiore, cioè la DOCG tout court; poi la DOCG Rive, dove rive in dialetto locale indica i versanti scoscesi delle colline, estesa su 43 Rive; e infine, al vertice della piramide c’è la DOCG Cartizze, un cru che si estende su 107 ettari dei migliori terreni, tra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol.

Nel 2019 arriva inoltre un altro riconoscimento. L’UNESCO riconosce le colline di Conegliano e Valdobbiadene come Patrimonio mondiale dell’umanità. Questo diventa così il 55° sito UNESCO italiano. Le colline del Prosecco DOCG si situano al pari di altri paesaggi culturali come Langhe Roero e Monferrato in Piemonte e, in Francia, Champagne, Borgogna e Saint-Émilion.

 

Il Valdobbiadene Prosecco Superiore e la viticoltura eroica

In un paesaggio naturale spettacolare, modellato dal preciso lavoro dei viticoltori, si estendono le vigne di Glera del Valdobbiadene Prosecco Superiore. Alle pendici delle Prealpi, i movimenti della crosta terrestre hanno creato un paesaggio chiamato hogback, con un susseguirsi di colline a corde parallele. Il clima, protetto dai venti freddi provenienti da nord-est, permette di avere primavere dolci e autunni lunghi. Un’aria piuttosto secca, la rarità delle gelate, le escursioni termiche diurne, che possono arrivare anche fino a 14-15°C, si rivelano essere condizioni ideali per le viti di Glera.


© Mionetto

I terreni possono essere principalmente calcarei-arenosi-marnosi, morenici o conglomerati più o meno serrati e sabbiosi di rocce del Pliocene. Le pendici delle colline, che si aggirano tra i 70 e i 450 metri, hanno pendenze davvero elevate, che possono superare anche il 45% e in questo caso si parla di “viticoltura eroica”. Sui vigneti più scoscesi è già impegnativo riuscire a rimanere in piedi: l’utilizzo di macchine agricole è semplicemente impossibile.

La combinazione delle attività naturali con quelle umane, nella forma dell’agricoltura, come dell’architettura e degli insediamenti umani, da convenzione Unesco, viene definita “paesaggio culturale”. Ecco che allora l’origine latina del verbo colĕre, che significa sia “coltivare” che “abitare”, ma che è allo stesso tempo alla base dell’etimologia della parola “cultura”, si apre qui nel suo intero ventaglio semantico.

 

Uomini e Glera: i grandi protagonisti del Valdobbiadene Prosecco Superiore

Sono diversi i nomi da citare se si vuole parlare delle eccellenze di questo territorio. Le famiglie che grazie al loro lavoro appassionato hanno reso grande la denominazione da generazioni e generazioni, sono custodi di competenze tradizionali uniche.

Da ben 5 secoli la famiglia Bisol si occupa di un vigneto nel cuore dell’Altamarca Trevigiana. 70 ettari, di cui 3 ettari nella denominazione Cartizze, rendono questa tenuta, ancora oggi a conduzione famigliare, un gioiello incastonato tra le ripide colline tra Conegliano e Valdobbiadene. Podere figlio della tenuta Bisol, Desiderio Jeio produce un prosecco di un’eleganza unica. Tra i migliori cinque produttori di Valdobbiadene Prosecco Superiore e Cartizze, troviamo in un posto d’onore Adami.


© Mattia Mionetto / Bisol

Il vigneto si trova in un anfiteatro naturale di fronte al magnifico spettacolo delle Dolomiti. In un quadro di verde lussureggiante, si erge invece il palazzo del XVII secolo, in stile palladiano, di Villa Sandi. I tunnel sotterranei della villa, serviti durante la Seconda guerra mondiale, contengono oggi più di un milione di bottiglie. Risale all’immediato primo dopoguerra la fondazione della cantina Nino Franco, oggi uno dei più grandi produttori di Prosecco Superiore ed anche uno dei più grandi esportatori. Orgogliosi coltivatori di Glera fin dal 1870, i Frozza si trovano su 7,5 ettari vitati su pendii scoscesi e straordinariamente scenografici.

 

L’esperienza di piacere nelle bollicine trevigiane di un calice di Valdobbiadene Prosecco Superiore

A seconda del residuo zuccherino, un Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG può essere degustato nella versione Brut (5-12 g/l), Extra Dry (12-17 g/l) e Dry. (17-32 g/l)

Nel classico calice a tulipano, servito alla temperatura ideale di 6-8°C, il Prosecco Superiore si presenta alla degustazione in una veste dal colore paglierino brillante e con una spuma fine, che sa di festa. Frutti verdi, pesca, pera, agrumi, fiori di gelsomino, leggere note di pistacchio emanano dal bouquet olfattivo e gustativo e portano l’immaginazione sulle verdi e serene colline venete. L’acidità marcata bilancia il residuo zuccherino, lasciando in bocca una sensazione di freschezza e di eleganza in perfetta armonia.

Il prosecco vede la sua fama nel mondo, come già detto, indissolubilmente legata al momento dell’aperitivo. Non a torto, d’altronde, visto che non c’è nulla di meglio di accompagnare un momento di convivialità a fine giornata, con stuzzichini e prosecco. La sua versatilità fa comunque sì che sia un vino in grado di accompagnare un intero pasto. Pesce, frutti di mare e verdure sono i principali alleati, ma anche carni bianche e formaggi freschi esalteranno il nettare nel vostro calice. Anche se la versione Brut è quella che incontra di più il gusto contemporaneo internazionale, e la versione Dry è quella meno diffusa, quest’ultima non va sottovalutata. Si presta infatti agli abbinamenti più audaci, con dolci secchi o perfino cibi piccanti.