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Chardonnay, un vitigno bianco di generosità e freschezza

Lo Chardonnay è un vitigno a bacca bianca caratterizzato da una delicatezza di aromi che gli permette di riflettere al meglio i terroir e i differenti tipi di vinificazione. Borgogna, Champagne, California e molte altre regioni offrono stili diversi, per vini sempre espressivi e particolari.

Chardonnay, un vitigno interprete dei terroir

Il vino bianco Chardonnay, proveniente dal vitigno omonimo, può presentare una grande gamma di stili. L’uva Chardonnay sopporta una grande varietà di suoli e climi, si può ritrovare perciò dai climi freschi del nord della Francia fino a quelli temperati, come in California, donando ogni volta aromi differenti.

 

Cépage Chardonnay
© Château Fuissé

 

Di origini incerte, la sua patria spirituale è certamente la Borgogna, dove i monaci cistercensi hanno iniziato a piantarlo a partire dal XII secolo. Lì un piccolo villaggio del Macônnais porta il nome Chardonnay, ma difficile dire se l’uva abbia dato il nome al villaggio o vice versa. Le ricerche genetiche hanno ormai accertato che proviene da un antico incrocio tra Pinot Nero e Gouais Blanc

In sé lo Chardonnay è un vitigno dagli aromi discreti e delicati, che infatti non è considerato un vitigno “aromatico”. È un’uva equilibrata che si fa interprete dei metodi con cui è vinificato (fermentazione malolattica, maturazione sulle fecce, affinamento in legno…) e dei terroir da cui proviene. Il filo rosso è però sempre la sua buona struttura e una texture piuttosto cremosa, untuosa e avvolgente, che regalano sensazioni golose e lo rendono sempre gradevole alla degustazione. Un suolo calcareo gli permetterà di sviluppare quella bella acidità, che è una delle sue caratteristiche più apprezzabili.

 

Borgogna, gli Chardonnay per antonomasia

Nell’est della Francia, sulla riva destra (quindi a ovest) del fiume Saona, uno dei principali affluenti del Rodano, si trovano le AOC della Borgogna. Lo Chardonnay è coltivato in tutta la regione, ma il cuore della produzione di più alto livello si trova nella Côte d’Or, cioè la metà settentrionale. Ancor più nello specifico, la Côte de Beaune, con i suoi terreni calcarei, è un grande terroir da Chardonnay (eccetto Pommard, che è una note sacca d’argilla in Côte de Beaune). In Côte de Nuits (tra Digione e Beaune) invece si producono solo vini rossi da Pinot Nero. La Côte de Beaune si estende tra Beaune e Chalon-sur-Saône. Qui la tipica classificazione mette in risalto l’importanza del terroir, basandosi su una precisa parcellizzazione in villages e climats, piccole parcelle con caratteristiche pedo-climatiche riconoscibili. Tra i più celebri troviamo Corton Charlemagne, Meursault e Puligny-Montrachet. Qui le proprietà, i domaines, (Chanson, Faiveley, Louis Jadot, Bouchard Père & Fils…) si sfidano in un duello di complessità aromatica. Spesso affinati in piccoli fusti di legno e lasciati a contatto con le fecce dopo la fermentazione, questi vini assumono corpo e un bel ventaglio di sensazioni al naso e al palato. Gli agrumi, i frutti a nocciolo, il legno, la vaniglia, le spezie… si susseguono in una bocca rotonda e generosa.

Al di sotto della Côte de Beaune, troviamo il Macônnais, la regione più meridionale per i Borgogna bianchi. I vini dell’AOC Puilly-Fussé, elaborati da uve coltivate in costoni ben esposti, fanno in genere prova di un bouquet sui frutti tropicali, come ananas e melone. Château-Fuissé, qui, si fa interprete di uno stile molto rispettoso del terroir e del frutto (nessuna fermentazione malolattica viene effettuata) e di una rigida parcellizzazione del vigneto, in pieno stile borgognone.

 

Chardonnay
La Chablisienne © Leif Carlsson

 

Tecnicamente parte della Borgogna, ma distaccata dal resto della regione, l’AOC Chablis si fa riflette uno stile diverso. Qui i suoli calcarei rendono lo Chardonnay il re indiscusso. Le caratteristiche più riconoscibili di questi vini di Chardonnay sono una spiccata acidità e la forte mineralità fra gli aromi. Note affumicate e di pierre à fusil (pietra focaia) danno agli Chardonnay di Chablis un profilo metallico e tagliente, di superba eleganza. William Fèvre è uno dei principali domaine di Chablis, possedendo il 15% dei grand cru della denominazione. Un’icona.

 

Lo Chardonnay negli spumanti

L’uva Chardonnay viene anche utilizzata per l’elaborazione di prestigiosi spumanti. Primo fra tutti lo Champagne. Siamo nel nord della Francia, una delle denominazioni più a nord dove viene coltivata quest’uva.

Si narra che il monaco Dom Pérignon abbia trovato il modo di elaborare vini spumanti tramite la presa di spuma in bottiglia (Metodo Classico) e abbia poi trasmesso il suo sapere a Dom Thierry Ruinart. Simbolo del lusso per eccellenza, questi spumanti possono essere elaborati in diversi modi e frutto di assemblaggi oppure monovarietali. Una maison di Champagne specialista dello Chardonnay su tutte: Ruinart. Oltre a essere la più antica casa di Champagne, la predominanza dello Chardonnay è la sua cifra stilistica, dal 100% Chardonnay Blanc de Blancs a tutte le cuvée in assemblaggio con gli altri vitigni tipici della Champagne, Pinot Nero e Pinot Meunier.

 

Cépage Chardonnay
© Ruinart

 

 

Anche in Italia lo Chardonnay rientra nell’assemblaggio di spumanti Metodo Classico, nello specifico in Trentino e in Lombardia. In quest’ultima in particolare si producono gli spumanti più famosi d’Italia (Prosecco a parte, che viene realizzato secondo un altro metodo), che sono i vini della DOCG Franciacorta. Puro o in assemblaggio con Pinot Nero e Pinot Bianco, si ritrovano eccellenti esempi di Chardonnay nella denominazione Franciacorta nella gamma di Ca’ del Bosco.

 

Gli Chardonnay del Nuovo Mondo

Dal Vecchio al Nuovo Mondo, lo stile dello Chardonnay si fa diverso. In Australia, in particolare lo Chardonnay viene coltivato quasi in tutta la regione viticola, ma le regioni di più alta qualità sono Yarra Valley nello stato di Victoria, Adelaide Hills in Australia Meridionale e Margaret River in Australia Occidentale. Penfolds è il produttore icona dell’Australia Meridionale, con i suoi Chardonnay provenienti dalle sue vigne da Tumbarumba e Adelaide Hills. Rispetto al classico profilo europeo, i vini Chardonnay australiani hanno un lato fruttato molto più pronunciato, sugli agrumi e il melone. Lo Chardonnay d’Australia non difetta di una bella acidità, grazie alle frequenti coperture nuvolose che impediscono al calore di essere troppo intenso e all’altitudine dei terreni collinari su cui le viti sono coltivate. Gli aromi del legno si integrano alla freschezza e al coté minerale, in un insieme, nei migliori casi, ben bilanciato.

Vale la pena nominare anche la Nuova Zelanda, che seppure in piccola quantità, ha una produzione di Chardonnay di eccellente qualità, con un’acidità naturalmente elevata. In particolare nella regione di Marlborough, dove grandi produttori come Cloudy Bay producono incredibili Chardonnay, sulle note di agrumi, di frutti esotici, minerali e un boisé ben integrato.

 

Chardonnay
Cloudy Bay © Jim Tannock

 

Concludiamo questo piccolo giro del mondo alla scoperta dei migliori Chardonnay, citando quello della California. Nella Napa Valley, in particolare nella Sonoma County e a Los Carneros, sono le brume mattinali e le fresche brezze serali provenienti dall’Oceano Pacifico a fornire le condizioni necessarie allo sviluppo dell’acidità e degli aromi dello Chardonnay. In genere questi vini risultano ben fruttati (tendenzialmente sui frutti tropicali e di frutta matura). Un bell’esempio di equilibrio tra frutto, note affumicate e di boisé, acidità e struttura lo troviamo nell’Unfiltered Chardonnay di Newton Vineyard, uno dei primi vini non filtrati prodotto e venduto negli Stati Uniti.

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