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Château Ducru-Beaucaillou 1961
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Château Ducru-Beaucaillou 1961

2e cru classé - - - Rosso - Dettagli
Parker | 98
Wine Spectator | 92
R. Gabriel | 20
Vinous - A. Galloni | NM96
The Wine Independent | 98
Vinous Neal Martin | 97
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Recensioni e valutazioni

96

/100

Robert Parker

Robert M. Parker, Jr.

Degustato 6 volte con note coerenti Pienamente maturo, ma ancora capace di offrire grandi quantità di frutto ricco, lussureggiante ed espansivo, il 1961 mostra orli ambrati/aranciati e un bouquet esotico di frutta matura, vanillina, caramello, menta e cedro. Grasso, ricco e carico di frutto dolce e molto estratto, questo vino vellutato e splendidamente realizzato ha un finale di 60–75 secondi. È un vino brillante che dovrebbe mantenersi molto bene per fino a un decennio. Maturità prevista: ora–2005.

92

/100

Wine Spectator

Un Bordeaux elegante di una grande annata. Profuma di fiori ed esotico, al palato è morbido, vellutato e ricco, con aromi complessi. Grande equilibrio e buona persistenza. Può invecchiare almeno fino al 2002, ma potrebbe essere al suo apice ora. --Degustazione orizzontale di Bordeaux 1961.

97

/100

Decanter

Questa bottiglia di 1961 Ducru-Beaucaillou è eccezionale, con un bouquet delicato e raffinato di bacon, cenere, frutti rossi, tabacco, cedro e grafite dopo aerazione. Lungo e delicato, il palato è perfettamente equilibrato e di medio corpo, con una freschezza notevole e tensione nel finale. Una vera bellezza! Godetela ora, sebbene possa essere affinata in cantina per altri due-quattro anni.

95

/100

Vinous

Neal Martin

Sono passati quattro anni dall’ultima volta in cui ho incontrato il Ducru-Beaucaillou 1961. Questa bottiglia aveva una provenienza impeccabile: acquistata all’uscita dal ristorante Tour d'Argent di Parigi, che in seguito ha venduto all’asta parte della propria cantina. È un Saint-Julien magnifico, con un bordo leggermente più mattonato rispetto alle bottiglie precedenti, eppure il naso è coinvolgente: molta frutta nera intrecciata a nori giapponese, cedro e note da scrittoio antico, più appena un accenno di “piscina” che spesso si ritrova nei 1961. Splendida definizione, e nel bicchiere si apre e sboccia. Il palato è di medio corpo, così fresco e vitale, con tannini finemente scolpiti. Un po’ muscoloso all’inizio, acquista gradualmente sempre più compostezza, con tabacco e sandalo verso il finale. Negli ultimi anni si è addolcito, più rotondo, meno stentoreo di un tempo, forse ora solo un piccolo gradino sotto il suo vertice, davvero altissimo. Assaggiato alla cena 1961 al ristorante Ami a Hong Kong.

99

/100

Jeff Leve

Leve Jeff

Un esempio straordinario che centra tutti gli obiettivi, a partire dal suo profumo ammaliante carico di tabacco, funghi, cassapanca di cedro, cuoio, ribes, foglia di menta e ciliegie. Corposo, concentrato e perfettamente equilibrato tra il suo carattere regale e strati di frutta rossa matura, terrosa e ancora vibrante. Il finale colpisce nel segno, con quasi 60 secondi di piacere a ogni sorso. Una buona bottiglia è un’esperienza di degustazione maestosa. Da bere dal 2023 al 2035.

94

/100

Falstaff

Falstaff

Rubino medio, buona intensità di colore, schiaritura più ampia sul bordo. Delicatamente vegetale, caramello scuro, fini note tostate, tannini un po’ fragili, ma con una dolcezza convincente nel finale, un po’ di toffee nel retrogusto; purtroppo non una bottiglia perfetta, che senza il leggero sentore di tappo sarebbe stata molto divertente.

19

/20

Weinwisser

Granato brunastro molto luminoso con riflessi aranciati. Al naso, un bouquet incantevole di noci, cedro, tabacco dominicano e prugne, discreto ma di grande complessità. Palato finissimo, di nuovo una dolcezza di prugna con note di frutta secca in un estratto slanciato ma vellutato, toni erbacei, finale molto lungo, nobile, di maestosa eleganza.

19

/20

René Gabriel

L’inizio nel 1988 è stato promettente (19/20): appare ancora chiuso (decantare?). Varietà appena accennata, corpo pieno ma non grasso. Struttura superba e lunghezza enorme. E di nuovo una bottiglia sensazionale nel 1992: grafite, profumo di cedro, aroma di sigaro Cohiba. Così fine e al tempo stesso così perfetto. Il concentrato più elegante che abbia bevuto dal ’53 Lafite e dal ’61 Palmer. Poi sono seguite tre bottiglie stanche e mi sono chiesto seriamente se la fase di pieno piacere fosse già finita. Ormai ho la sensazione che questo grande vino, in modo illogico, dopo 30 anni (!) abbia attraversato un’ulteriore piccola fase di chiusura. Quando oggi apro di tanto in tanto questa “più delicata tentazione da quando esiste Bordeaux”, lo travaso mezz’ora prima. Bevuto con Philippe Castéja (Ch. Batailley) nel 2000 al ristorante Sempacherhof e valutato 19/20: il bouquet è fine, delicato, profuma di tabacco dominicano, prugne secche dolci e mostra così tante sfaccettature che si vorrebbe inspirare a lungo solo questo profumo di terroir filigranato. Al palato vellutato, cremoso, la struttura è danzante, appena percettibile e avvolta da un’eleganza che nessuna modella fluttuante potrebbe imitare. Un vino da balletto che non si dimentica più, a patto di non essere un bevitore da incudine e di avere un debole per i vini di finezza. 01: Granato bruno, molto schiarito, con riflessi aranciati. Bouquet da sogno, profumi di noci, cedro, tabacco dominicano e prugne; discreto eppure molto sfaccettato. Bocca finissima, ancora una dolcezza prugnosa che ricorda la frutta secca in un estratto snello ma fondente, note erbacee, finale lunghissimo, nobile e di maestosa eleganza. (19/20). 09: Aperto e dal profumo che ricorda La Tâche, cumino, chiodi di garofano, uvetta di Corinto, denso e dotato di una dolcezza di terroir secca. Al palato ancora sorprendentemente fermo, resti tannici evidenti che garantiscono a questo vino carnoso ancora molte decadi di piacere. (20/20). 11: Evidenti note di maturità con bordo rosso mattone. Note boschive con una bella dolcezza terrosa, un po’ artigianale, diventa via via più “pulito” all’aria. Bocca leggermente maltata, acidità morbida, si mostra aggraziato con una tessitura vellutata, quasi cremosa, grande lunghezza. (19/20). 11: Rosso ruggine schiarito. Ero presente durante la decantazione e, nel travaso accurato, il vino odorava di uvetta dolce, prugne e finferli chiari. Due ore dopo è partito con fichi e curry e ha proseguito con un’indomabile dolcezza. Al palato danzante, il che per un ’61 suona illogico, finemente succoso, mostrando un equilibrio superbo, interminabile. Questo è Bordeaux che non sazia mai, crea solo dipendenza! (19/20). 14: Granato medio-scuro con riflessi aranciati e anche rosso mattone. Bouquet caldo e dolce, note di malto bio, datteri secchi, sciroppo di fico; sotto mostra una nota fragile che ricorda le foglie d’autunno, sciroppo per la tosse, vermouth rosso. Al palato molto minerale, tono terra-ferro; nonostante la maturità pronunciata c’è anche una certa austerità; chiude con erbe, malto e succo di pera ristretto e in finale è dotato di un tocco di una meravigliosa salsa d’arrosto fredda. Una bottiglia molto matura che è rimasta estremamente a lungo all’aria. Vicina a 20/20. 16: Chiaramente in schiarimento, maturo ma con riflessi ancora rossi all’interno. Splendido bouquet ampio e dolce, un accenno di frutta secca e caffè tostato, nonché note leggermente carnose sullo sfondo. Al palato un’acidità leggermente sporgente che probabilmente lo preserverà e gli darà così un’eventuale ultima razza e – soprattutto – un ritorno finale piuttosto potente. Raramente Ducru è dotato di così tanta potenza nel finale. Nel complesso, il naso è di una sfumatura più allettante del palato. È stata una bottiglia meravigliosa.

19

/20

André Kunz

Bouquet profondo, denso, speziato e potente: cedro, stalla, uva passa, spezie di Cabernet, tabacco. Palato denso, finemente muscoloso e aromatico, con struttura concentrata, buoni tannini, aromi scuri, finale lungo e denso. 19/20 da bere

98

/100

The Wine Independent

Lisa Perrotti-Brown

Il 1961 Ducru-Beaucaillou, degustato allo château, presenta un colore mattonato da medio a profondo. Si apre con note sorprendentemente giovanili e fragranti di cherry cordial, crème de cassis, olio di rosa e menta verde, seguite da tocchi di sandalo e scatola di sigari. Il palato, da medio a pieno corpo, è ricco e vellutato, con un’ossatura rinfrescante a controbilanciare tutta quella frutta speziata, con un finale lungo e profumato.

Descrizione

Caratteristiche di degustazione e consigli per Château Ducru-Beaucaillou 1961

Degustazione

Colore

Una tonalità mattone-bruna da chiara a media avvolge questo vino, testimoniando oltre sei decenni di evoluzione in bottiglia.

Naso

Il bouquet rivela un’affascinante complessità, dispiegando le note terziarie emblematiche di una grande annata in piena maturità: tabacco, cedro, tartufo e funghi. Questi aromi si fondono armoniosamente con sfumature di frutti rossi canditi, liquirizia e cuoio, dando vita a un profilo aromatico di rara sofisticazione.

Bocca

Al palato, il vino colpisce per la concentrazione e per un equilibrio notevole. La struttura tannica, perfettamente integrata dopo decenni di affinamento, offre una trama setosa e vellutata. I sapori di frutti neri maturi si intrecciano con le note terziarie percepite al naso, mentre il finale—di eccezionale persistenza—si prolunga con eleganza.

Servizio

Château Ducru-Beaucaillou 1961 va servito a una temperatura di 16-18°C. Si consiglia una decantazione delicata per separare eventuali depositi accumulati nel corso degli anni, evitando però un’aerazione eccessiva che potrebbe alterarne i profumi più delicati. Questo vino ha raggiunto il suo apice e andrebbe gustato entro circa il 2035.

Abbinamenti cibo e vino

Questo Château Ducru-Beaucaillou 1961 si abbina magnificamente a carni rosse pregiate come filetto di manzo arrosto o lepre in salmì. Si sposa inoltre splendidamente con formaggi stagionati a pasta dura o con preparazioni a base di funghi e tartufo che ne richiamano gli aromi terziari

Una leggendaria annata di Saint-Julien al suo apice

La tenuta

Fondata nel 1795 a Saint-Julien nel Bordeaux Médoc, Château Ducru-Beaucaillou figura tra i Secondi Cru della rinomata Classificazione del 1855. La tenuta deve il suo nome distintivo ai “bei grandi ciottoli” che compongono il suo eccezionale terroir e restituiscono calore alle viti. Di proprietà della famiglia Borie dal 1941, lo château è oggi guidato da Bruno-Eugène Borie, rappresentante della terza generazione, che perpetua l’eccellenza di questa istituzione bordolese, produttrice anche di La Croix Beaucaillou e Le Petit Ducru.

Il vigneto

Il vigneto di Château Ducru-Beaucaillou si estende nel cuore dell’appellazione Saint-Julien, beneficiando di uno straordinario terroir composto da ghiaie gunziane. Questi suoli ghiaiosi profondi, caratteristici della tenuta, assicurano un drenaggio ottimale, accumulando il calore diurno e rilasciandolo alle viti durante la notte. Questo contesto geologico unico, unito alla vicinanza dell’estuario della Gironda, crea condizioni ideali per la piena espressione di cabernet sauvignon e merlot.

L’annata

L’anno 1961 resta una delle annate più leggendarie nella storia di Bordeaux. Dopo le gelate primaverili di fine maggio, che ridussero naturalmente le rese, l’estate si rivelò eccezionalmente calda e secca, favorendo una straordinaria concentrazione nelle uve. Agosto registrò temperature elevate, mentre settembre offrì condizioni ideali fino alla vendemmia, iniziata il 22 settembre. Queste eccezionali circostanze climatiche diedero vita a vini di intensità e struttura straordinarie.

Vinificazione e affinamento

Château Ducru-Beaucaillou 1961 è stato prodotto secondo i metodi tradizionali dell’epoca, con vinificazione parcella per parcella e affinamento in botti di rovere. Le tecniche impiegate hanno permesso di estrarre tutta la ricchezza e la concentrazione dell’annata, dando vita a un vino dalla potente struttura tannica, concepito per un lungo invecchiamento.

Vitigni

Un assemblaggio di cabernet sauvignon e merlot, completato da una piccola percentuale di petit verdot, in linea con gli impianti tradizionali della tenuta.

Château Ducru-Beaucaillou 1961
2.0.0