<iframe src="//www.googletagmanager.com/ns.html?id=GTM-MXK97HQ" height="0" width="0" style="display:none;visibility:hidden"></iframe>Amarone della Valpolicella Classico, Grandi vini di Veneto - Millesima.it
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Amarone della Valpolicella Classico

Amarone della Valpollicella Classico è una denominazione di origine della regione viticola del Veneto, a Ovest di Verona. Un vino d’Amarone della Valpolicella riceve la denominazione di Classico se viene prodotto in una zona molto specifica, compresa tra i comuni di Fumane, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano e di Sant’Ambrogio di Valpolicella.

I vini d’Amarone Classico presentano un colore rosso profondo, che tende verso il granato invecchiando. Il profumo svela aromi caratteristici di frutta secca, tabacco e spezie. In bocca, i vini di Amarone Classico fanno prova di ricchezza, si mostrano vellutati e calorosi. Rivelano dei sapori riccamente fruttati e sono molto dolci. Un Amarone Classico può generalmente conservarsi per una ventina d’anni.

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Amarone della Valpolicella Classico, il prestigioso vino rosso passito del Veneto

L’Amarone della Valpolicella è un vino rosso passito veneto noto e amato in tutto il mondo. La particolarità del processo di appassimento a cui viene sottoposto, la strettissima parentela con il Recioto, l’eleganza dei suoi aromi: tutto contribuisce a creare la leggenda della denominazione che nel 2018 compie 50 anni.

 

In principio era il Recioto

Non si sarebbe mai avuto l’Amarone della Valpolicella senza il Recioto. E non si sarebbe mai avuto il Recioto senza la pratica dell’appassimento. Ma facciamo un passo indietro. Già all’epoca dei Romani si voleva ottenere un vino con una gradazione alcolica sufficientemente elevata da permettere alle anfore di compiere lunghi viaggi. La pratica di lasciar appassire l’uva sulla pianta era già in uso, ma sulle colline venete il clima più umido e fresco che al Sud, non permetteva di ottenere buoni risultati. Ecco che si trova allora la soluzione di lasciar avvizzire le uve, dopo la vendemmia, su appositi supporti (oggi chiamate arelle). Veniva chiamato Acinatico ed era, questo, l’antenato del Recioto, il vino rosso passito dolce che conosciamo ancora oggi.

Secondo la vulgata, l’Amarone è nato per caso, da una botte di Recioto dimenticata in cantina. La fermentazione, invece di essere arrestata dando come risultato un vino dolce, ha proseguito fino alla fine e ha donato un vino secco (non dolce, quindi amaro). Chiamato prima Recioto Amaro, l’origine del nome Amarone è in effetti piuttosto recente. Si narra che nel 1936 il capocantina della Cantina Sociale Valpolicella esprimesse il suo stupore, bevendo un bicchiere di Recioto dimenticato, con queste parole: “Questo non è un Amaro, ma un Amarone!”. Il battesimo è compiuto e il nome viene d’ora in avanti utilizzato per creare un vino passito, volutamente secco, che seppur nato per caso è fin da subito amatissimo.


© Allegrini

Per trent’anni l’Amarone raccoglie un consenso straordinario, pur non godendo di alcun riconoscimento ufficiale. È nel 1968 che lo Stato italiano riconosce la Denominazione di Origine Controllata Amarone della Valpolicella. A metà degli anni Novanta il Valpolicella ha tratto vantaggio da alcuni cambiamenti che, in maniera diversa, hanno contribuito al suo successo. Il riscaldamento climatico che ha permesso una migliore maturazione delle uve, nuovi vigneti nati dalla selezione clonale di certi vitigni come Corvina e Corvinone, nuove acquisizioni scientifiche sull’appassimento a basse temperature e l’elevazione in legno sono tutti fattori che hanno giocato a favore. Nel 2010 nasce la Docg “Amarone della Valpolicella, massimo riconoscimento della qualità per i vini italiani.

 

Il vigneto dell’Amarone della Valpolicella Classico e i suoi vitigni autoctoni

Dal Lago di Garda veronese fino quasi alla provincia vicentina si estende la zona di produzione dell’Amarone della Valpolicella consentita dal disciplinare. La sottozona “Classico” indica i vigneti più antichi e prestigiosi. Essa comprende i comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano. I Monti Lessini forniscono una protezione da Nord, le influenze del Lago di Garda arrivano da Ovest, mentre l’esposizione delle vigne è principalmente verso Sud. Tutti questi fattori fanno sì che il clima in cui le uve dell’Amarone crescono sia mite, digradando verso un clima mediterraneo nella bassa collina e a fondovalle. Le vigne si situano mediamente sui 500 metri s.l.m. Per quanto riguarda i terreni, invece, si possono trovare suoli calcareo-dolomitici, basaltici, morenici e fluviali di origine vulcanica.


© Zymé

Il disciplinare della denominazione Amarone della Valpolicella consente solo l’utilizzo di determinati vitigni. Nello specifico, i vitigni autoctoni Corvina (45-95%), Rondinella (5-30%), Corvinone (che può sostituire la Corvina fino a un massimo di 50% nell’uvaggio), e un massimo di 25% di vitigni a bacca nera autorizzati per la provincia di Verona (tra i quali Molinara, Oseleta e Croatina sono i più frequentemente utilizzati). Che sono gli stessi vitigni utilizzati per l’elaborazione del Recioto.

Durante la vendemmia i grappoli vengono selezionati attentamente, avendo cura di mantenere le bucce intatte. Il raccolto avviene leggermente in anticipo rispetto al normale per ottenere un alto livello di acidità, che andrà poi a bilanciare l’alto volume alcolometrico. In piccole cassette da 5-6 kg, disposti in un unico strato in modo da non sovrapporsi gli uni con gli altri, i grappoli partono verso il fruttaio.

 

Il know-how dell’Amarone della Valpolicella: l’appassimento

In vini come l’Amarone le condizioni climatiche contingenti dell’annata contano fino a un certo punto. Il ruolo più importante è giocato dal territorio, innanzitutto, ma in particolare da metodo, tecnica, esperienza, expertise nelle tecniche di vinificazione. L’appassimento è la tecnica che consente di ottenere il carattere concentrato, così specifico di questi vini.

Lasciata la vigna, i grappoli partono verso il fruttaio. Si tratta di uno stabilimento in cui le uve vengono lasciate ad avvizzire per un lungo periodo di tempo, che può arrivare anche a 4 mesi. Fondamentale è che la temperatura nel fruttaio resti controllata, ma soprattutto che il locale sia ben aerato, senza ristagni di umidità. Il ruolo di questo stabile è talmente importante che spesse volte la posizione della cantina è stata decisa in funzione di quella del fruttaio, che può sorgere anche in luoghi di non pratico accesso, ma che rispettano le condizioni di temperatura e di ventilazione necessarie.


© Bertani

Ciò che avviene in questo stadio è l’evaporazione della componente acquosa dai grappoli e, di conseguenza, la concentrazione della componente zuccherina e di sostanze come la glicerina e il resveratrolo. L’uva perde in questo periodo circa la metà del suo peso. Quando questa è pronta, e non prima del 1° di dicembre, viene delicatamente pressata e nel mosto così ottenuto la fermentazione ha inizio, trasformano gli zuccheri in alcool. Ciò significa, in questo caso, che la forte percentuale di zuccheri iniziale dà una gradazione alcolica piuttosto importante, circa sui 15-16%. Per l’Amarone della Valpolicella la fermentazione procede fino all’esaurimento degli zuccheri, mentre per il Recioto viene arrestata, in modo da lasciare un certo residuo zuccherino.

A decorrere dal 1° di gennaio successivo alla vendemmia, il vino deve maturare minimo 2 anni (4 per un Riserva) in botti di legno.

 

I nomi che hanno reso grande la denominazione Amarone della Valpolicella Classico

Sebbene nell’Amarone si possano ritrovare tratti ricorrenti come il colore rosso intenso e profondo, gli aromi di ciliegia, ribes, cioccolato e spezie, la struttura piena, un’eleganza che gli valgono la definizione di vino da meditazione e una longevità incredibile, ogni cantina ha uno stile differente. Sono molti i tocchi personali che il viticoltore può dare ai suoi vini. A partire dalla durata dell’appassimento, le proporzioni dei blend, la scelta del legno e il tempo che il vino passa a contatto con esso…


Annate storiche - © Bertani

Con più di 160 anni di storia alle spalle l’azienda agricola Bertani è uno dei più antichi produttori di Amarone. Con uno stile che intreccia tradizione modernità, l’Amarone della Valpolicella Classico Bertani è prodotto a partire da Corvina (80%) e Rondinella (20%), provenienti dalle vigne della Tenuta Novare ad Arbizzano di Negrar, che poggiano su terreni marno-calcarei. Dopo un appassimento di 120 giorni, la fermentazione dura 50 giorni, in cemento, mentre la maturazione in grandi botti di rovere di Slavonia dura almeno 6 anni, seguiti da un affinamento in bottiglia di almeno 12 mesi. Tutto ciò lo rende un vino straordinariamente longevo. Le note di frutta secca, foglia di tè e liquirizia si uniscono al bouquet, ammorbidito dalle note terziarie di vaniglia.

Azienda straordinariamente e orgogliosamente legata al territorio, Cesari possiede un vigneto di 100 ettari su quattro dei più prestigiosi cru del Veneto, Bosan, Bosco, Jèma e Centofilari. Il lavoro in vigna non conosce riposo, né compromessi. I grappoli vengono scelti con cura e raccolti esclusivamente a mano. Gli Amarone della Valpolicella Classico della tenuta rispettano il tradizionale processo di appassimento, che permette di ottenere vini profondi, intensi, da meditazione. Gli amaroni di Cesari vengono esportati e amati in tutto il mondo.

La storia dell’azienda agricola Giuseppe Quintarelli ruota intorno alla lunghissima carriera del suo fondatore, venuto a mancare nel 2012. All’origine di vini tra i più noti d’Italia, il vigneto della proprietà si estende su 11 ettari sulle colline di Negrar. La filosofia di lavoro dell’azienda può essere definita artigianale, vista l’attenzione al dettaglio che va dall’accurato lavoro in vigna, fino alle etichette scritte a mano su ogni bottiglia. Capaci di raggiungere i vent’anni di età senza imbarazzo alcuno, i vini di Quintarelli sfoggiano uno stile classico e unico allo stesso tempo.

Masi Agricola è guidata dal XVIII dalla famiglia Boscaini. Tra i tanti vini che l’azienda produce, l’Amarone della Valpolicella Classico è uno dei più pregiati vini sull’intero panorama dei rossi italiani, al pari dei grandi Brunello, Chianti e Barolo. Fedele alla tradizione, ma con un’identità unica, Masi si avvale, per la maturazione della cuvée Vaio Armaron, di fusti in legno di ciliegio in cui il vino trascorre 6 mesi, prima di passare 30 mesi in legno di rovere.

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