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Rocche dei Manzoni

Rocche dei Manzoni image
Rocche dei Manzoni è nata per volontà di Valentino...
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Parker
93 / 100
J. Suckling
92 / 100

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Rocche dei Manzoni, un podere audace all’insegna dell’innovazione

Avanguardia, rispetto per il territorio, passione e spirito di iniziativa: sono questi i principi ispiratori che guidano il Podere Rocche dei Manzoni nella produzione di vini di alta qualità, tra cui spiccano dei rossi di Barolo davvero eccezionali.

Rocche dei Manzoni

Da grandi passioni derivano scelte audaci: le origini di Rocche dei Manzoni 

La storia del Podere Rocche dei Manzoni comincia con una decisione inusuale presa da un uomo altrettanto inusuale nel corso del 1974. Valentino Migliorini, da anni proprietario del ristorante Da Valentino a Caorso, in provincia di Piacenza, decide di acquistare una cascina nelle Langhe piemontesi e sviluppare parallelamente le sue due più grandi passioni: la cucina ed il vino. Nonostante il ristorante ottenga una stella Michelin, nel 1988 Valentino decide di chiudere l’attività per focalizzarsi sull’attività del suo podere Rocche dei Manzoni. 

 

Il Podere Rocche dei Manzoni
© Rocche dei Manzoni : il Podere Rocche dei Manzoni

 

Nel 1976 Valentino crea il suo primo vino e, due anni dopo, produce il suo Spumante Metodo Classico, un’assoluta novità per un territorio fino a quel momento consacrato quasi unicamente alla produzione di vino rosso. Il Brut Riserva Elena «Valentino» diventa così il primo Spumante mai prodotto nelle Langhe e l’emblema di Rocche dei Manzoni, affermatosi nel corso degli anni quale grande interprete dei vini rossi piemontesi.

Nel 1998 Valentino acquista, sempre nello stesso comune, la cantina Pianpolvere Soprano, che è stata recentemente certificata come biodinamica. Questa seconda azienda si dimostra presto all’altezza della prima, soprattutto grazie alla produzione del Barolo DOCG Pianpolvere Soprano Bussia, un eccezionale Gran Riserva di sette anni.

Dal 2007 alla guida del podere vi è il figlio Rodolfo Valentino, che, seguendo i valori ispiratori del padre, porta avanti l’azienda famigliare con passione, audacia e forte spirito di innovazione.

Podere Rocche dei Manzoni, portabandiera del territorio di Monforte d’Alba

Situato nel cuore della zona del Barolo a Monforte d’Alba, in località Manzoni Soprani (da cui deriva appunto il nome dell’azienda), il podere si amalgama perfettamente con il paesaggio collinare circostante. L’amore sconfinato di Valentino Migliorini per questo territorio e la volontà di rappresentarlo al meglio stanno alla base della scelta di situare i 50 ettari della proprietà esclusivamente nel comune di Monforte. Nei diversi vigneti di Rocche dei Manzoni vengono coltivati principalmente il Nebbiolo da Barolo, lo Chardonnay e il Pinot Nero. Il tipo di allevamento e potatura privilegiato dal podere è il Guyot, particolarmente indicato per i vigneti situati su terreni collinari poco freschi e di scarsa fertilità. Questo metodo garantisce infatti un buon arieggiamento e un’ottima esposizione delle foglie, ottenuti grazie all’intensa potatura estiva volta ad eliminare le parti dannose della vite cresciute durante l’inverno.

 

Il vigneto di Barolo di Rocche dei Manzoni
© Rocche dei Manzoni : il vigneto di Rocche dei Manzoni

 

Con un’età media di 35 anni, le viti crescono sane e vigorose anche grazie alle correnti d’aria generate dalla particolare morfologia del territorio, caratterizzato da pendii collinare situati a 350 metri sul livello del mare.

I vini prodotti dal podere Rocche dei Manzoni si differenziano notevolmente da vigneto a vigneto, grazie alla diversa composizione del sottosuolo che, a seconda della zona, può essere calcareo argilloso, calcareo-sabbioso con o senza marne, oppure formato da strati di marne grigie alternate a strati di arenarie inglobate in depositi di sabbia giallo rossastra.

Il Modus operandi di Rocche dei Manzoni: sostenibilità ed innovazione

Alla base della produzione di Rocche dei Manzoni vi è un grande rispetto per l’ambiente ed il territorio. L’interesse verso la sostenibilità ambientale e la biodiversità del territorio è all’ordine del giorno, come testimoniano gli insediamenti di nidi artificiali per uccelli e pipistrelli, un metodo naturale volto ad eliminare gli insetti nocivi al vigneto. La coltivazione del podere mira infatti alla totale riduzione dell’uso di sostanza nocive per l’ambiente e per gli insetti, ponendo grande attenzione al benessere ed alla fragilità dell’ecosistema. In questa direzione vanno anche le diverse pratiche di natura agro-ecologica quali l’eliminazione di pesticidi, l’utilizzo esclusivo di concimi organici, il diserbo meccanico ed altro ancora.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, la filosofia di ecocompatibilità e rispetto per la tradizione abbracciata dal podere Rocche dei Manzoni non implica il rifiuto di tecnologia e modernità. La famiglia Migliorini si è infatti dimostrata coraggiosamente innovativa fin dal 1978, anno in cui Valentino Migliorini divenne il primo viticoltore del territorio ad utilizzare la barrique per la maturazione dei vini rossi.

 

Le barrique di Rocche dei Manzoni
© Rocche dei Manzoni : le barrique di Rocche dei Manzoni

 

Trent’anni dopo, il figlio Rodolfo farà una scelta altrettanto rischiosa e audace introducendo l’uso delle uova di cemento per l’affinamento dei suoi vini bianchi e rossi. Quest’innovazione mira alla produzione di vini pieni, rotondi e complessi senza penalizzarne sapori e profumi. Se la porosità del cemento permette di evitare fenomeni riduttivi attraverso il passaggio di ossigeno, la particolare forma a uovo favorisce un movimento circolare che porta verso l’alto i microelementi presenti sul fondo.  L’introduzione delle uova di cemento ha permesso a Rocche dei Manzoni di ottenere dei vini ancora più setosi ed eleganti che esprimono al meglio tutta la purezza del territorio delle Langhe.

I Cru di Barolo del Podere Rocche dei Manzoni

Alla costante ricerca del perfetto connubio tra qualità ed innovazione, Rocche dei Manzoni produce vini molto diversi tra loro che rispecchiano perfettamente l’eterogeneità dei vigneti e dei loro terroir. Tra i principali protagonisti dell’ampia produzione del podere vi sono sicuramente i tre Cru di Barolo “Vigna D’La Roul”, “Big’d Big” e “Vigna Cappella di Santo Stefano”. La denominazione Barolo DOCG si estende in undici comuni del territorio piemontese delle Langhe, ed è caratterizzata dalla produzione di vini dal colore granato intenso che sprigionano aromi di frutti rossi e ciliegie, accompagnati da note floreali e sentori di cannella, noce moscata, vaniglia e talvolta liquirizia, cacao, tabacco e cuoio.  

I Vigna D’La Roul sono vini di grande struttura e longevità che, se degustati giovani, sprigionano profumi pungenti e persistenti con un’elevata tannicità. La vigna “Cappella di Santo Stefano” offre anch’essa vini dagli straordinari profumi e strutture imponenti contraddistinti però da tannini vellutati e da un’eccezionale rotondità, caratteristica che li accomuna ai Barolo Big’d Big, vini piacevolmente speziati prodotti da un vigneto coltivato esclusivamente a Barbera e Nebbiolo di Barolo.

Ascoltare il vino ammirando un dipinto: la straordinaria intuizione di Rocche dei Manzoni

Il podere Rocche dei Manzoni non è una semplice tenuta viticola quanto piuttosto un luogo straordinario dove musica, arte e cultura si fondono perfettamente.

Una delle stanze più belle dell’intera tenuta culmina infatti in una cupola straordinaria affrescata da Guy Rivoir, rinomato pittore piemontese dello scorso secolo.

 

La stanza con la cupola di Rocche dei Manzoni
© Rocche dei Manzoni : la stanza con la cupola di Rocche dei Manzoni

 

Le pareti arcuate di questa cupola d’eccezione accolgono e riverberano le note delle melodie composte appositamente per Rocche dei Manzoni dal maestro Ezio Bosso, amico fraterno di Rodolfo. L’amicizia ventennale tra i due ha dato origine ad un progetto unico nel suo genere: applicare le vibrazioni della musica al processo di affinamento del vino al fine di incrementare l’attività dei lieviti. Il risultato di questa straordinaria invenzione è il Door 185th, uno spumante che durante gli otto anni di permanenza in bottiglia viene sottoposto ad una sollecitazione musicale controllata. Per quanto incredibile possa sembrare, i dati raccolti dalle sperimentazioni degli ultimi dodici anni mostrano chiaramente che la musica stimola l’attività dei lieviti e il prodotto risulta migliore.

1.1.3