René Gabriel
Questa annata è l’ultima ad essere stata commercializzata secondo il vecchio sistema. Vale a dire: il vino veniva presentato solo dopo che era rimasto già per diversi mesi in bottiglia. Rappresenta anche il passaggio dal vecchio al nuovo team. Il vecchio gruppo ha vinificato, il nuovo ha assemblato. Pierre Lurton mi ha spiegato che l’assemblaggio già esistente è stato ripreso da capo. Quando ha chiesto come fosse stato effettuato il taglio, gli è stato risposto: «Abbiamo semplicemente preso il meglio del meglio». Insieme all’enologo Denis Dubourdieu, hanno passato al setaccio i lotti non selezionati e hanno trovato partite che, secondo il commento, avrebbero dovuto dare più gioco a un vino ritenuto ricco, anzi un po’ pesante. Ho degustato il vino insieme alla maître de chai il 21 giugno 2007 allo château. Il colore è di un giallo molto intenso, con riflessi leggermente aranciati. Il bouquet è fitto, profondo, mostra albicocche secche, note di fico, uvetta, sullo sfondo sottilissime note affumicate, datteri secchi, miele candito; nonostante la dolcezza probabilmente piuttosto elevata, il profilo olfattivo appare al momento un po’ asciutto, il che accentua le note speziate. Al palato, i componenti sono ricchi, quasi – per un vino dolce – un po’ massicci; la frutta secca, a livello di base aromatica, prende al momento il sopravvento; l’acidità riesce a sostenere questo numero d’equilibrismo, ma ciò che non è ancora del tutto a punto è la somma della grassezza del vino necessaria a bilanciare la potenza e a conferire l’armonia richiesta a un vino potenzialmente grandissimo. Il puzzle ha quindi (ancora?) delle lacune. Chi lo beve ora sarà comunque abbagliato dalla somma delle singole parti. Un grande conoscitore di Sauternes, rispettivamente di Yquem, spera che questo dolce mastodontico riesca, tra 20 anni, a mantenere la promessa che le due garanzie «Yquem» e «annata 2003» dovrebbero in teoria mantenere con facilità. Può ancora migliorare. Per il momento, per ragioni di sicurezza, mi orienterei verso annate più affidabili e per di più meno costose. Per indole, assomiglia soprattutto al 1976. (18/20). 12: Invitato da Fränzi e Urs Ratschiller, questo 2003 d’Yquem brillava nel mio bicchiere. Raramente ho vissuto una schizofrenia olfattiva simile. Le sfumature molto delicate di pompelmo e olio di mandarino avevano poche possibilità di farsi strada attraverso il groviglio mielato, ma c’erano, sottilissime e tuttavia in qualche modo rinfrescanti. Al palato, l’acidità cercava di bilanciarsi con il corpo quasi oleoso. Anche questo riusciva quasi. Molta vanillina, frutta gialla (qualche giorno fa avevo mangiato una mirabella perfettamente matura da un albero sconosciuto e il ricordo creava questo parallelo), un accenno di cotogna, nettarine e di nuovo delicate tracce di vaniglia, che associavo più al profumo della polvere di vaniglia usata per preparare una crema. La massa dovrebbe snellirsi un po’ con l’età, ma nonostante l’intervento dei Lurton, resterà un Sauternes che, tendenzialmente, si presterebbe anche alla bottiglia di liquore. Basta una piccola goccia per memorizzarne il gusto per minuti. Guadagnerà ancora un punto tra 20 anni e arriverà a 20/20? Vedo la piena maturità arrivare ancora più tardi. Ma per poterlo affermare, bisognerebbe aver degustato e bevuto molti Yquem. Un’occhiata al mio file Access mi mostra che finora ho seguito 144 annate di questo Sauternes primus inter pares. Dunque oso mantenere questa tesi. (19/20). 17: Magnum. Giallo dorato chiarissimo, brillante. Il bouquet, molto uvetta, è dotato di una dolcezza dimostrativa, così intensa che la botrite, pur ben presente, al momento fatica a emergere; albicocche e mirabelle in forma confit, con una sfumatura di spezia tipo curcuma a fare da contorno. Al palato, l’intensità speziata quasi sovraccarica prosegue quasi senza soluzione di continuità; lo scorrere è quasi oleoso e si chiude con un finale spesso di gelatina di cotogne. Un grandissimo Yquem che, a causa della sua enorme spinta zuccherina, mostra per ora solo una parte di ciò che il collezionista paziente potrà scoprire tra circa 20 anni. Entrerà nella storia di Yquem come la «grande Berta». (19/20). 21: Oro già piuttosto scuro. Il primo naso richiama una confettura di albicocche appena cotta e raffreddata. Seguono impressioni di marzapane, arance sanguigne, farina di mandorle, uvetta chiara e zafferano. La pienezza è strabordante ed enormemente ricca. Al palato, questo nettare denso quasi rompe gli schemi. Mi sembra l’Yquem più opulento che io abbia mai avuto al palato. Il flusso è oleoso, quasi appiccicoso. Di tutto ciò che è buono, quasi troppo. I Sauternes tendono a snellirsi con l’età. Così sarà anche per questo Yquem, che mostra affinità con una Trockenbeerenauslese o un Tokaji, prima o poi. Quindi attendere, oppure accompagnarlo con lokum. Anche quello, di norma, è molto zuccherino. (19/20).