<iframe src="//www.googletagmanager.com/ns.html?id=GTM-MXK97HQ" height="0" width="0" style="display:none;visibility:hidden"></iframe> Angelo Gaja, Grandi vini di Piemonte - Millesima.it
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Angelo Gaja

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Angelo Gaja : Sperss 2000
Piemonte - Langhe - Rosso
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Angelo Gaja : Barbaresco 2001
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Angelo Gaja : Sperss 2003
Piemonte - Langhe - Rosso
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Angelo Gaja : Sperss 2013
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Piemonte - Langhe - Rosso
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Angelo Gaja : Barbaresco 2015
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Angelo Gaja, la leggenda del Barbaresco

Conosciuto in Francia come il “Re del Barbaresco”, Angelo Gaja è una leggenda vivente della viticoltura del Piemonte. Uno dei pionieri del successo mondiale del nobile vitigno Nebbiolo.

Angelo Gaja: il Piemonte enoico entra nell’era moderna

Raccontare la storia di Angelo Gaja, significa oggi raccontare la storia del Piemonte viticolo. Si deve a lui il passaggio della regione nell’era moderna del mercato del vino. Personaggio di grande carisma, mai schivo di fronte alla stampa, Angelo Gaja ha saputo sfruttare la ricchezza del suo territorio e farla finalmente conoscere al mondo.

 

Angelo Gaja
© Angelo Gaja

 

La famiglia Gaja arriva in Piemonte dalla Spagna nel XVII secolo. Si stabilisce a Barbaresco, dove si lancia nella ristorazione. Nel 1859 Giovanni Gaja, il nonno dell’attuale proprietario, crea la cantina e inizia la produzione di vino. Un uomo che ha avuto la fortuna di sposare una grande donna, lavoratrice talentuosa e brillante, Clotilde Rey. Si deve a lei l’iniziativa di abbassare i rendimenti in vigna. Angelo Gaja non fa mistero, durante le interviste, del contributo della nonna nell’azienda di famiglia. “Mi voleva artigiano e per diventarlo tracciò il percorso a tappe che avrei dovuto affrontare: fare, saper fare, saper far fare, far sapere.” Consigli di cui ha poi fatto tesoro.

 

Angelo Gaja
© Angelo Gaja

 

Quando nel 1968, Angelo Gaja prende le redini della cantina, è un giovane diplomato all’Università di Enologia di Alba, di 28 anni. La situazione dei vini italiani all’epoca non è delle migliori. Poco conosciuti e ciò che è noto, lo è per essere economico. Il prodotto vino rimane confinato al settore alimentare, senza godere di una narrativa a parte – arte che in Francia è già padroneggiata da tempo. E Angelo Gaja ha potuto constatare di persona differenti mercati, quando durante i suoi studi e i suoi stage, ha viaggiato e visto altri modi di fare vino e di commercializzarlo. Gaja, con la sua cantina, ha il merito di aver saputo trasportare il vino nel mercato dei beni di lusso e di averne al contempo elevato la qualità allo standard dell’eccellenza.

 

Angelo Gaja, un pioniere in Piemonte

L’azienda Gaja ha avuto il merito di portare conoscenze moderne della viticoltura in Piemonte. Tra i pionieri della vendemmia verde, Gaja comprende l’importanza dei bassi rendimenti. Nel 1970, per Sorì San Lorenzo, e nel 1978, per Costa Russa, si fanno le prime produzioni di selezione parcellare. Si riconosce a Gaja inoltre l’introduzione della barrique e della fermentazione malolattica. Le fermentazioni a temperature controllate sono, anch’esse, una tappa importante.

 

Angelo Gaja
© Angelo Gaja

 

Ciò che i suoi vicini hanno rimproverato ad Angelo Gaja è stato a volte un eccesso d’innovazione. Come per esempio la decisione di piantare vitigni internazionali. Ma il tempo gli ha dato ragione e oggi il Cabernet Darmagi Angelo Gaja è uno dei migliori Cabernet Sauvignon al mondo… Pianta inoltre dello Chardonnay a Treiso nel 1979 e del Sauvignon Blanc a Barbaresco nel 1983. Neanche a dirlo, questi vini conoscono un successo esplosivo.

Modernista sì, ma senza mai dimenticare le tradizioni. Angelo Gaja rimane largamente fedele al vitigno Nebbiolo. Introduce le barrique per la prima fase di maturazione, ma poi i vini continuano a riposare nelle tradizionali grandi botti di rovere.

 

Angelo Gaja
© Mirco Taliercio

 

Oggi Gaja è un impero in Italia. 100 ettari a Barbaresco, Treiso e Barolo e 350.000 bottiglie l’anno. Anche la Toscana conosce l’impronta Gaja. 27 ettari a Montalcino alla Pieve Santa Restituta e 110 a Castagneto Carducci (Bolgheri) alla Ca’ Marcanda. Del 2017 è la collaborazione tra Gaja e la famiglia Graci in una tenuta in Sicilia, sul versante sud del Monte Etna.

Ormai attivamente coadiuvato dalle figlie, l’ora della pensione, dopo quasi 60 vendemmie, non è ancora arrivata. Nel 2019 Angelo Gaja è onorato del prestigiosissimo titolo di Winemaker dell’anno dall’Istitute of Masters of Wine e The Drinks Business.

 

Angelo Gaja, un vigneto in una zona naturalmente vocata

Specialista della produzione parcellare, la cantina di Angelo Gaja è stato un precursore del lavoro di zonazione in Piemonte. La menzione della vigna (il cru francese) è un sempre una garanzia di prestigio per i grandi vini rossi del Piemonte.

Il vigneto di Gaja, come già accennato, si estende per 100 ettari nelle Langhe. Questa regione viticola si sviluppa a sud del fiume Tanaro, affluente del Po. La zona resta protetta dalle Alpi e gode dell’influenza climatica del Mar Ligure. L’orografia collinare, 250-330 m s.l.m, offre inoltre il terreno ideale.

Qui il vitigno Nebbiolo è il protagonista della scena. Declinato nelle due denominazioni arcinote del Barolo e Barbaresco. Se il Barolo deve invecchiare minimo tre anni (di cui 18 mesi in legno) prima di essere commercializzato, il Barbaresco attende minimo due anni (di cui 9 mesi in legno).

 

Angelo Gaja
© Angelo Gaja

 

Tra i tanti vini di Gaja, il suo Barbaresco è il suo cavallo di battaglia. 100% Nebbiolo, è un vino rosso piemontese vecchia scuola, nel senso che punta sull’equilibrio, grazie all’assemblaggio di 5-14 parcelle di vigne di 40 anni in media. Le uve provengono da terreni costituiti da marne argilloso-calcaree (terre chiare). Fermentate, macerate e poi affinate per 12 mesi in legno separatamente, le parcelle vengono assemblate. Segue un’altra maturazione di 12 mesi.

 

Angelo Gaja
© Mirco Taliercio

 

Figlio di un ampio spettro di terroir, il Barbaresco di Angelo Gaja fa mostra di complessità ed eleganza. Si tratta di un vino rosso equilibrato e dai tannini fini, capace di sfidare il tempo.

I vini di Angelo Gaja compaiono ormai nei menu dei ristoranti stellati di tutto il mondo, e questo grazie all’intraprendenza di un vitvinicoltore dotato di acume commerciale e fiducia nelle potenzialità del suo territorio.