René Gabriel
Dove collocare questo Mouton? Al Château lo paragonano all’annata 1986. Per potenza e per la ricchezza dell’estratto e dei tannini, però, presenta anche tratti del Mouton 1982! A ciò si aggiunge una concentrazione molto più drammatica. Speriamo che sappia affermare la propria identità e, durante l’affinamento in bottiglia, faccia meno capricci di altre annate di Mouton spesso lodate in passato e poi costantemente corrette, come ad esempio 1989, 1990 e l’intransigente 1995, al momento amaramente compresso. Una cosa è certa: questo Mouton 2000 è tra i migliori Mouton degli ultimi cento anni e rientra quindi anche tra i vini assolutamente di punta dell’annata 2000, che peraltro provengono per lo più dalla riva sinistra della Gironda. Come per i vicini Cos e Lafite, anche qui si è rinunciato all’utilizzo del Cabernet Franc nell’assemblaggio. Il Mouton 2000 è un blend di 86% Cabernet Sauvignon e 14% Merlot. La produzione complessiva è risultata leggermente inferiore a causa della bassa resa di soli 39 hl/ha e della declassificazione del Cabernet Franc. Normalmente a Mouton si imbottigliano circa 300.000 bottiglie. Nel millesimo 2000 furono circa 280.000 bottiglie.
01: Campione da botte (20/20): Granato profondo e denso con riflessi neri e violacei, profondità impenetrabile. Bouquet fumé di cassis, more e mirtilli, liquirizia, palissandro ed ebano. Sotto, già note leganti di malto, sesamo tostato, olive nere e quelle travolgenti note di eucalipto, menta e scorzetta d’arancia candita tritata, che si ritrovano ancora oggi nel leggendario Mouton 1959. Il naso è compatto, concentrato, con una forza di terroir e di frutto mai riscontrata in un assaggio da botte. La sensazione olfattiva si compie al palato in forma perfetta: di nuovo toni di bacche blu e ancor più di frutti neri, polpa in abbondanza; i tannini sono molto più succosi e ricchi rispetto ai vini degli ultimi anni, spesso un po’ deludenti di questa proprietà; astringenza avvolgente, con un finale di aromi potenti che risuona per minuti.
Secondo contatto nell’ottobre 2001: bouquet di cassis in purezza e legni nobili, caffè e baccelli di vaniglia; in sostanza non un eccesso di concentrazione, bensì un profumo di Cabernet senza pari. Palato cremoso, menta, cioccolato, caramello, tanta prugna secca; al momento è piuttosto sexy e sa già sedurre dalla botte, il che spiega il mio sputacchiera vuoto (20/20).
03: Granato-viola estremamente profondo. Bouquet caldo di frutti di bosco scuri; prugne, cassis e note di catrame, molto profondo e dolce all’attacco, già molto presente. In bocca morbido, vellutato e con estratto cioccolatoso; note di tostatura di caffè relativamente evidenti, persino dolcemente dominanti; impronta floreale del Cabernet. Purtroppo al momento, nel finale, una leggera amarezza (vino di pressa o riduzione?) disturba un po’: domina la struttura altrimenti vigorosa e ridimensiona l’espressione del frutto. Si assaggia oggi in modo molto più trattenuto rispetto a poco prima dell’imbottigliamento. Si percepisce l’immenso potenziale da “vino del secolo”, ma rispetto ad altri Premier 2000 non è, per ora, dalla parte dei vincitori. E se in questo momento ottiene “solo” 19/20 punti da parte mia, si tratta di un’evoluzione naturale e perfettamente spiegabile. Anche i velocisti dei 100 metri non corrono ogni giorno sotto i 10 secondi (19/20).
05: Bevuto a dicembre durante una più grande “battaglia di bottiglie” nel secondo terzo da Clos d’Agon in Spagna con alcuni amici. Il vino si è presentato piuttosto “spettacolare”. Aperto, dolce, morbido, con tannini fini e ricchi. Mostra certe ambizioni da Merlot e quindi una dolcezza alla Pomerol, come allora il ’70. Purtroppo sono sempre più convinto che sia un Mouton meraviglioso, ma non uno che valga oggi quel prezzo enorme. In termini di reale prontezza di beva, preferisco acquistare il 2002 per molto meno denaro (19/20).
08: Una magnum al compleanno di Irene Berwert. In quei casi non si prende più nota, si beve e basta.
09: Rosso vino molto scuro con riflessi lilla e neri. Fine bouquet di cassis e more con legni profumati, delicatamente aromatico e stratificato, sorprendentemente accessibile al momento; per aromaticità mostra una certa affinità “Napa-Harlan”. In bocca, un sorso pieno di Pauillac con molta finezza e componenti fruttate esuberanti, delicato e potente insieme; si degusta il vino e poi si manda giù l’intera porzione senza freni, senza neppure la minima ombra di senso di colpa (19/20).
10: Dalla sua nascita, ossia dalla degustazione da botte nel marzo 2001, ho avuto ogni anno la possibilità di annusare il Mouton 2000 almeno una volta per seguirne l’evoluzione. È un Mouton molto delicato e dolce, che certamente appartiene alle annate di Mouton più grandi, ma a cui manca comunque un piccolo pizzico di genialità e potenza per raggiungere il punteggio massimo. I collezionisti di etichette si irritano perché non ha etichetta, bensì solo una (va detto) incisione sulla bottiglia molto elegante. Gli altri proprietari di Premier si irritano perché, da questo millesimo, è stato imbottigliato in una bottiglia sensibilmente più grande, più lussuosa e anche più pesante, per distinguersi, almeno visivamente, dalla concorrenza. E gli appassionati di vino si irritano perché costa, e non è il solo, un bel po’ di soldi.
“Ancora uno di quelli”, pensai quando mi trovai per la prima volta nella cantina del macellaio del paese, Werner Limacher, a Hünenberg. Al centro, provocatoriamente ostentate, diverse casse sigillate di Mouton-Rothschild impilate, e tutt’intorno bottiglie sì buone, ma piuttosto “carine”. Detesto i collezionisti di Mouton. Collezionare lì molto spesso significa… lasciar marcire. I miei amici avevano portato dal loro garage anche alcuni vini per il pranzo e la successiva partita a jass. Ma a un certo punto le nostre scorte si esaurirono e venne l’idea: potremmo sollevare dalla cantina una pesante cassa di Château Mouton Rothschild 2000 e, con un cucchiaino da caffè (non c’era un cacciavite nelle vicinanze…), provare a forzare il coperchio per poi bere insieme una bottiglia. Sottolineai questa intenzione spiegando a Werner che, per lavoro, dovevo in realtà degustare il Mouton 2000 una volta l’anno per una nota di degustazione professionale…
Non servì altra persuasione e un minuto dopo il rosso profondissimo scintillava in una caraffa elegante. E un attimo felice più tardi ero l’orgoglioso proprietario di un buon decilitro di “Schäfliwein” nel mio bicchiere Gabriel Test, che arriverà sul mercato prima di quest’estate. Non so più con precisione se fosse merito dell’incredibile bicchiere o dell’incredibile Mouton del momento. In ogni caso fu un’esperienza splendida con buoni amici in questo carnotzet legnoso e accogliente. Per qualche minuto, piccole salsicce bianche, Wienerli e mini salsicce di maiale piccanti fumavano sul tavolo. E poiché c’erano così tante deliziose salsiccette, dovette “cadere” anche una seconda bottiglia. Grazie Werner!
11: Bernd Neuhaus voleva assolutamente aprire un jéroboam e così 14 amici del vino, pieni di aspettative, sedettero al tavolo Tobler a Hochdorf con altre bottiglie portate da loro. In sostanza, per gusto, è una versione più concentrata e più fine del Mouton 1995. Questa esperienza era di nuovo a 20/20 e penso che questo Mouton ci riuscirà a ogni nuovo contatto tra 10 anni (19/20).
15: Granato intenso, bordo fine, poco evoluto. Il bouquet parte subito, mostrando le tipiche note di glutammato di Mouton, quasi eccessivamente dolci, poi legni nobili chiari, caramello, prugne secche. I Cabernet indicano una fase evolutiva attualmente un po’ volgare; fortunatamente tutto è mescolato con cioccolato e frutta secca tostata. In bocca è denso, cremoso, con una dolcezza indomita; i tannini sembrano ancora un po’ friabili. A mio avviso si sta richiudendo di nuovo. Quindi vale la pena aspettare ancora qualche anno (19/20).
17: Confrontato sulla Frutt con diversi altri 2000. È un vino splendido, ma contro Haut-Brion e soprattutto Latour deve cedere qualcosa. Ciò che gli manca in grandezza lo compensa quasi con un’incredibile dolcezza. Ora è un po’ più accessibile rispetto a due anni fa.
17: Rosso vino piuttosto scuro. Bouquet di frutti neri, leggermente lattico, more e cassis, molto ampio; legni nobili scuri, molte note di caffè tostato; appare nobile e al contempo un po’ arrogante. Bocca piena, amarezza di cioccolato fondente, finale aromatico con molti contorni scuri. Resta sulla lingua una nota finemente coriacea. Dalla configurazione si può presumere che al momento sia piuttosto chiuso. Arriverà altro. Arriverà molto! Particolarmente impressionante è il finale persistente (19/20).
20: Per un Premier Cru di 20 anni di un grande anno, mostra già non poche note di maturità. Rosso vino medio con un primo, leggero riflesso mattone sul bordo. Il naso parte dal primo secondo: confettura di rosa canina, legni nobili, sigari dominicani, cedro, composta di prugne e note tostate senza fine. Un gioco olfattivo ammaliante, in cui c’è già tutto. Questa enorme potenza indica che questo Mouton – almeno al naso – è già in piena maturità? Al secondo passaggio si trovano sottili tracce verdoline di Cabernet che donano spezia e profondità. In bocca sembra una crème di vino di Pauillac. Mi pare ancora più pieno di quanto lo fosse l’1982 in gioventù. Con quest’ultimo, peraltro, si trovano parecchi paralleli. Nel finale lascia ancora tannini sulla lingua, che indicano un ulteriore potenziale di invecchiamento, senza però voler sminuire il piacere attuale. Da degustatore si oscilla, nell’analisi, tra bluff, grandezza e droga (19/20).