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Donatella Cinelli Colombini

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Nel cuore della Toscana, in Italia, nel Sud della...
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Donatella Cinelli Colombini, molto più di una produttrice di vini

Donatella Cinelli Colombini è una figura di primo piano dell’enoturismo italiano, oltre che della produzione dei prestigiosi vini toscani conosciuti in tutto il mondo. Il Casato Prime Donne vanta, fra gli altri, un primato molto particolare: si tratta della prima cantina italiana esclusivamente gestita da donne.

Donatella Cinelli Colombini e la Toscana

In un paesaggio da fiaba, nell’immaginario di tutto il mondo – e a ragione – come la perfetta rappresentazione di un paradiso terrestre, i poderi di Donatella Cinelli Colombini si trovano tra le dolci colline senesi.

Non lontano dalle famose Crete Senesi e dal loro paesaggio lunare, si trovano le due tenute della proprietà. Da un lato si trova la Fattoria del Colle a Trequanda, in zona Chianti e Orcia Doc. Dall’altro, sulla collina di Montalcino, si trova il Casato Prime Donne.

Una vignaiola – è il caso di usare il femminile con orgoglio – fortemente legata al suo territorio, che fa della tipicità e dell’armonia i suoi principi cardine.

 

La storia di Donatella Cinelli Colombini, dall’inizio

 

Donatella Cincelli Colombini
© Donatella Cinelli Colombini

 

Gli antenati di Donatella Cinelli Colombini detengono la proprietà di Trequanda e quella di Montalcino da diversi secoli, anche se con alterne vicende.

La Fattoria del Colle viene costruita nel 1592 dalla famiglia senese dei Socini o Sozzini. Per sua sfortuna, questa famiglia si schiera dalla parte uscita perdente nelle guerre di religione in Italia, cioè quella Protestante. Questo gli costa infatti la scomunica da parte della Chiesa di Roma e la confisca di tutti beni, compresa la Fattoria del Colle.

Per quanto riguarda il Casato di Montalcino, nel 1592 era già proprietà del ramo materno della famiglia di Donatella. Questo non è mai stato venduto ed è rimasto in seno alla stessa famiglia per cinque secoli. Nelle ultime tre generazioni la proprietà è stata passata di madre in figlia, a partire dalla nonna, che l’ha passata alla mamma di Donatella. Dopo di lei, quando il tempo verrà, sarà il turno di sua figlia, Violante.

 

La storia recente e l’arrivo di Donatella Cinelli Colombini

La Fattoria del Colle viene finalmente riacquistata dal bisnonno di Donatella, Livio Soncini, nel 1919. Quando Fausto Cinelli la dona alla figlia Donatella, per farla rifiorire, la Fattoria del Colle era in una situazione finanziaria difficile.

Nata in una famiglia di vignaioli, Donatella Cinelli Colombini ha il vino nel suo Dna, eppure prima decide di laurearsi in Storia dell’arte medievale.  Nel 1993 fonda il Movimento del turismo del vino e l’iniziativa Catine Aperte, un evento che si tiene ogni ultima domenica di maggio in cui le cantine socie del Movimento aprono le loro porte al pubblico degli enoturisti.

Nel 1998 crea una nuova azienda, riunendo il Casato di Montalcino e la Fattoria del Colle sotto un unico marchio. Sempre nello stesso anno il Casato di Montalcino cambia nome e diventa il Casato Prime Donne, interamente gestito da donne.

Nel 2001 e nel 2002 i 33 ettari totali di vigna vengono quasi del tutto ripiantati. Sempre in questo periodo nasce una rete di vendita su scala internazionale. Oggi è possibile bere i vini Donatella Cinelli Colombini in 37 Paesi.

Nel 2003 Donatella Cinelli Colombini ha vinto l’Oscar per miglior produttore italiano assegnato dall’AIS Bibenda. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale Vinitaly e l’anno successivo è stata eletta Presidente del Consorzio del vino Orcia. Nel 2014 è stata nominata Cavaliere della Repubblica Italiana. Nel 2016 è stata eletta Presidente Nazionale delle Donne del Vino.

 

Donatella Cincelli Colombini
© Donatella Cinelli Colombini

 

Il Progetto Prime Donne e la rivoluzione femminile di Donatella Cinelli Colombini

Nel 1998, insieme a vigne e case da ristrutturare, Donatella riceve anche una grande quantità di Brunello di Montalcino. Avendo bisogno di un cantiniere che si prenda cura di tutto quel vino, Donatella chiama la scuola enologica di Siena per assumere uno studente. La risposta che le viene data è negativa, perché avrebbe dovuto prenotarlo con due anni di anticipo. In alternativa ci sono molte “enotecnico donna” libere, che nessuno assume. Da questo momento, la presa di coscienza che esistevano ancora molti pregiudizi di genere nel mondo del vino ha dato il via a una piccola grande rivoluzione.

Da questo episodio nasce il Progetto Prime Donne, che si compone di quattro parti: la cantina Casato Prime Donne, con uno staff interamente femminile; il Brunello di Montalcino Prime Donne, grande rosso pensato al femminile; il Premio Casato Prime Donne, un concorso internazionale di giornalismo e fotografia che individua ogni anno una “prima donna” che si è distinta per professionalità ed etica; e infine il Percorso delle Prime Donne e sala Ilda Bartoloni.

Quest’ultimo componente del progetto si suddivide a sua volta in due parti. La sala di degustazione del Casato Prime donne, dedicata alla giornalista di cui porta il nome, in cui sono esposte le fotografie vincitrici del Premio. E il percorso tra i vigneti, in cui si trovano le dediche delle vincitrici e le opere di artisti contemporanei toscani.

 

La cantina del Casato Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini

Il Casato Prime Donne si trova a 225 m s.l.m. nella zona a Nord di Montalcino, la zona più fresca, dove è possibile avere maturazioni più lente e regolari. La proprietà si estende su 40 ettari, di cui 16 ettari di vigna coltivata a Sangiovese.

Sulla proprietà si trova anche la cantina in cui viene vinificato e fatto maturare il Brunello di Montalcino. Tutte le cantiniere, enologa compresa, sono esclusivamente donne. Il Casato Prime Donne è aperto al pubblico e la visita comprende un itinerario tra le vigne di Sangiovese, la “Tinaia del Vento” e la bottaia, dove si trovano tonneau di rovere francese, che si alternano ad affreschi sulla storia di Montalcino e sulle origini del Brunello.

Nei tonneau da 5-7 hl il Brunello matura per almeno due anni. In seguito si usano botti da 15-40 hl e infine l’affinamento avviene in bottiglia.

Il vino rimane diviso per ogni parcella fino alla fine, quando vine assemblato per favorire eleganza, armonia e tipicità. Questo permette inoltre di mantenere separata l’uva di un piccolo vigneto di soli due ettari, che si chiama “Ardita”, che è quella che viene usata solo per il presigioso Brunello di Montalcino DOCG Riserva.

 

Donatella Cincelli Colombini
© Donatella Cinelli Colombini

 

I vini del Casato Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini

I vini prodotti dal Casato sono: il Rosso di Montalcino DOC, il Brunello di Montalcino DOCG, il Brunello di Montalcino DOCG Riserva, il Brunello di Montalcino DOCG selezione Prime Donne Selection e il rarissimo Brunello di Montalcino IOsonoDONATELLA (600 bottiglie prodotte solo dalle annate migliori).

Particolarmente significativo è il Brunello di Montalcino Progetto Prime Donne DOCG. Si tratta del primo grande rosso italiano selezionato esclusivamente da esperte donne. Queste sono la Master of Wine Rosemary George, l’enotecaria ed esperta di vino tedesca Astrid Schwarz, una delle migliori sommelier italiane Daniela Scrobogna e la Pr italoamericana Marina Thompson. 100% Sangiovese Brunello, invecchia per due anni emezzo in botti di rovere. Presenta un colore rosso rubino brillante. L’aroma è intenso, fine e speziato. Il gusto è asciutto, caldo, robusto, armonico, persistente.

 

La “Tinaia del Vento” di Donatella Cinelli Colombini

Nel Casato Prime Donne un impegno importante viene dedicato al rispetto dell’ambiente. Molto del lavoro viene fatto a mano, anche la vendemmia. Ciò s’inscrive in una filosofia di recupero della tipicità, in armonia con la natura e il terroir.

La tinaia è l’elemento che più di tutti unisce innovazione e tradizione, mettendo la prima al servizio della seconda. All’esterno di una tradizionale tinaia preesistente, con tetto a capriate di legno, si trova la “Tinaia del Vento”. Progettata nel 2007 per produrre Brunello con lieviti esclusivamente autoctoni, è aperta sui quattro lati, ciò che permette di ossigenare il mosto in maniera naturale. Qui il mosto vinifica in tini di acciaio tronco-conici con cappello aperto e impianto di raffreddamento e riscaldamento. Un follatore meccanico permette di vinificare senza usare pompe.

Questo, insieme alla ricerca sui lieviti locali, rappresenta un esempio virtuoso di come la tecnologia possa aiutare a recuperare la tradizione e a preservare la biodiversità.

1.1.3