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Vini Chianti Classico DOCG

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Nel cuore storico della Toscana, tra le province...
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Parker
93 / 100
J. Suckling
96 / 100

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Chianti Classico, una denominazione carica di storia e cultura

Denominazione da record per diverse ragione, il Chianti Classico rappresenta l’Italia del vino nel mondo, con uno dei vitigni più rappresentativi del Belpaese: il Sangiovese. Scopriamo di più sulla denominazione più antica del mondo.

Chianti Classico DOCG, gioiello della Toscana

Non sarà lontano dalla verità affermare che la Chianti Classico DOCG è la regione viticola più famosa d’Italia. Da qui proviene un vino rosso unico e inimitabile, a base del più emblematicamente italiano dei vitigni autoctoni della penisola: il Sangiovese.

Ci troviamo nel cuore della Toscana, su 70.000 ettari tra Firenze e Siena. Si tratta di un rettangolo di terra incastonata fra i Monti del Chianti a est, il fiume Greve a nord, il fiume Pesa e Elsa a ovest, mentre il confine sud è delimitato dalle sorgenti dei fiumi Ombrone e Arbia.

 

Chianti Classico
© Antinori - Pèppoli

 

 

Qui il clima continentale e la morfologia del territorio collinare creano un ambiente propizio alla coltivazione della vite. Le temperature estive elevate, l’insolazione perfetta e le escursioni termiche diurne importanti concorrono a originare maturazioni lente e complete. Un territorio talmente vocato, che si hanno tracce di viticoltura fin dai tempi degli Etruschi.

 

Chianti Classico, la prima denominazione al mondo 

Il Chianti Classico è stata la prima zona di produzione vinicola al mondo ad essere protetta dalla legge. Nel 1716, il Granduca di Toscana, Cosimo III de’ Medici, emana un bando che stabilisce i confini della zona di produzione del Chianti e una congregazione atta a vigilare sulla produzione e le frodi. Una denominazione ante litteram in effetti.

Nel 1932 la zona originariamente delimitata nel 1716 ottiene il suffisso “Classico” per distinguerlo dall’intera e più ampia area del Chianti. La DOCG viene riconosciuta dallo Stato italiano nel 1984, mentre si deve attendere il 1996 perché il Chianti Classico diventi una DOCG autonoma, separata da quella del Chianti. Dal 2005 invece è diventato obbligatorio applicare il marchio del gallo nero a ogni bottiglia di Chianti Classico.

 

Chianti Classico
© Castellare di Castellina​​​​

 

A proposito del simbolo del galletto nero che rappresenta la denominazione, esiste una strana leggenda. Sembra che, all’epoca della rivalità tra le repubbliche di Firenze e di Siena, il territorio del Chianti fosse oggetto di infinite contese. Si decise così di risolvere la questione della giurisdizione su quel territorio dividendolo in un modo particolare. Un cavaliere sarebbe partito da Siena nello stesso momento in cui un altro cavaliere sarebbe partito da Firenze, e il punto in cui si fossero incontrati avrebbe delimitato il confine tra le due repubbliche. La partenza era prevista per il canto del gallo. I fiorentini escogitarono però uno stratagemma. Il gallo al cui canto il cavaliere sarebbe partito – un galletto nero – venne tenuto recluso e a digiuno per qualche tempo. Il giorno stabilito, il galletto irrequieto cantò molto prima dell’alba e il cavaliere fiorentino partì con un grande vantaggio sul suo corrispettivo senese. Il punto in cui si incontrarono è ad appena 12 km da Siena, a Fonterutoli. La quasi totalità del Chianti finì così all’interno del territorio fiorentino.

 

Sua maestà, il Sangiovese 

Oltre ad essere originario proprio di queste terre e ad essere diventato il vitigno più coltivato in Italia – grandi i toscani Brunello di Montalcino, Bolgheri, Morellino di Scansano o quello famoso di Romagna – il Sangiovese è l’uva bandiera del Chianti Classico. Nome dalle origini incerte – secondo alcuni deriverebbe da Sanguis Jovis, sangue di Giove – il Sangiovese è un vitigno capace di riflettere le caratteristiche del terroir. Al pari dell’altro prestigioso vitigno rosso italiano, il piemontese Nebbiolo.

Alcune caratteristiche organolettiche lo rendono particolarmente riconoscibile: potenti tannini, acidità elevata (attributi che lo rendono adatto a lunghi invecchiamenti), aromi di frutti rossi come la prugna e la ciliegia, note terrose ed erbacee (tè verde).

 

Chianti Classico
© Eugenia Maffei - Castello di Ama

 

Fino a tutto il XVIII secolo il Chianti era prodotto con Sangiovese in purezza. A partire dal secolo successivo si cominciano a sperimentare i primi assemblaggi. Si deve al Barone Bettino Ricasoli – della stessa antichissima famiglia che tutt’oggi detiene l’azienda Barone Ricasoli con sede nel Castello di Brolio – il blend che diventa la base del Chianti che conosciamo oggi. 70% Sangioveto, nome locale del Sangiovese, 15% Canaiolo, 15% Malvasia. Nello stesso periodo si sperimenta anche la pratica del Governo all’uso toscano. Una parte delle uve viene raccolta e lasciata appassire su graticci per sei settimane. Il mosto che ne deriva viene aggiunto a quello che deriva dal resto delle uve non appassite e fa partire una seconda fermentazione. Questo metodo è ancora oggi molto utilizzato, anche se non è più consentito dalla DOCG Chianti Classico.

Oggi il Chianti Classico è prodotto con un minimo di 80% di Sangiovese, mentre il restante 20% può provenire da altre uve a bacca rossa idonee alla coltivazione nella regione Toscana, anche non necessariamente autoctone. I vigneti della celeberrima famiglia Antinori sono rappresentativi della varietà degli assemblaggi che permettono di ottenere vini dalle identità diverse. Nella Tenuta Pèppoli accanto al Sangiovese sono coltivati anche Merlot e Syrah. Alla Tenuta Tignanello i vitigni complementari sono i non tradizionali Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Badia a Passignano Gran Selezione è prodotto esclusivamente da Sangiovese.

 

Diversi stili di Chianti Classico

Come già detto il Sangiovese ha caratteristiche sue riconoscibili, ma si presta felicemente a interpretare il territorio su cui nasce. In Chianti Classico infatti il terreno arenario dona al vino un bouquet floreale di giaggiolo e viola mammola, mentre la componente calcarea si riflette in aromi di frutti di bosco. Altri aromi, come il burro, la vaniglia e le spezie dolci, provengono dalla fermentazione malolattica e dall’affinamento in botte in rovere.

 

Chianti Classico
© Castello di Volpaia

 

Chianti Classico

Il Chianti Classico deve invecchiare almeno fino al 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia. Coltassala di Castello di Volpaia è un cru che nasce come Supertuscan, ma da quando, nel 1998, la DOCG Chianti Classico ammette l’uvaggio 100% Sangiovese, è riconosciuto dalla stampa internazionale come l’archetipo del Chianti Classico.

 

Chianti Classico Riserva

Con un invecchiamento di due anni, di cui almeno tre mesi in bottiglia, il Chianti Classico ha diritto alla qualifica “Riserva”. Berardenga Chianti Classico Riserva di Fèlsina, proveniente da vigneti sul confine con i Colli Senesi in direzione delle Crete Senesi, ne è un esempio di rara raffinatezza.

 

Chianti Classico
© Castello di Volpaia

 

Chianti Classico Gran Selezione

Nel 2013, infine, è stata introdotta nel disciplinare la denominazione “Gran Selezione”. Solo uve di pertinenza aziendale, coltivate nei vigneti più vocati e dopo un invecchiamento di almeno 30 mesi, possono diventare un Chianti Classico Gran Selezione. Best seller di Millésima tra i vini italiani, è da provare almeno il Grigio Gran Selezione di San Felice: 80% Sangiovese arricchito con antiche varietà autoctone come Abrusco, Pugnitello, Malvasia nera, Ciliegiolo e Mazzese.

 

Come degustare un Chianti Classico

Degustare un Chianti Classico è un’esperienza estremamente ricca. L’ideale è servirlo a una temperatura di circa 15-16 gradi e aprirne il bouquet stappando la bottiglia un paio d’ore prima del servizio.

Un Chianti Classico giovane si abbinerà alla perfezione a un tagliere di salumi, tra cui non può mancare la finocchiona e la cinta senese, e di formaggi, tra cui senz’altro il pecorino toscano. Anche zuppe povere, nella linea della grande tradizione gastronomica italiana, si abbina a questo vino raffinato, specialmente se esaltate da un filo di olio Chianti Classico DOP.

Un generoso calice di Chianti Classico Riserva o Gran Selezione è il compagno ideale per brasati, spezzatini e arrosti. L’abbinamento tradizionale è con la cosiddetta bistecca fiorentina.

Un Chianti Classico è però anche capace di uscire dai confini della sua regione e incontrare culture culinarie dal mondo. Evitando i cibi piccanti, è assolutamente da provare con cibo etnico e speziato. Infine, per gli appassionati del cioccolato amaro, un Chianti Classico farà miracoli con qualunque torta al cioccolato, specialmente se non troppo dolce ed eventualmente con frutti di bosco che richiamano il ventaglio aromatico del vino stesso.