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Leroy

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Fondata nel 1868 in Côtes de Nuits da...
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Domaine Leroy, il talento senza pari di Madame Leroy

Il Domaine Leroy, abilmente diretto dalla talentuosa Madame Leroy, è una leggenda dei vini della Borgogna. La famiglia Leroy, comproprietaria del mitico Domaine de la Romanée-Conti, infonde i suoi vini di una scienza enologica sublime.

La famiglia Leroy e il grande affare di Henri Leroy

La Maison Leroy viene fondata nel 1868 da François Leroy. Egli è vinificatore e proprietario di vigne in Borgogna a Auxey-Duresses, Meursault, Pommard, Chambertin, Musigny, Clos Vougeot e Richebourg.

Suo figlio Joseph e la moglie di lui, Louise Curteley, si espandono anche nel campo dei distillati. La qualità è straordinaria e i riconoscimenti non tardano ad arrivare (premi a Bruxelles, Digione e La Rochelle).

Un investimento che cambierà le sorti del Domaine Leroy si ha sotto la direzione di Henri, che prende le redini nel 1919. Proprietario di un’enorme fortuna, grazie anche all’attività da lui avviata di commercio di vini (e basi spumanti) e brandy, negli anni ’30 Henri Leroy è un cliente fisso del Domaine de la Romanée-Conti. Comprando in grandi quantità e con regolare frequenza i vini della Romanée-Conti, Henri diventa amico intimo di Edmond de Villaine, all’epoca comproprietario insieme al cognato Jacques Chambon. Strano a credersi oggi, ma a quei tempi il Domaine de la Romanée-Conti naviga in pessime acque. Jacques Chambon nel 1942 vende la sua metà del domaine a Henri Leroy. Sotto le sue attente cure, questa diventa poi il gioiello che conosciamo oggi. Probabilmente uno dei migliori investimenti di sempre.

 

Madame Leroy, Lalou, prende le redini del Domaine Leroy

Henri ha due figlie, Pauline e Marcelle. Quest’ultima, la più piccola, detta Lalou, manifesta fin da giovanissima età una passione e un talento innati per il vino. Sempre stata attiva nella vita del domaine, aiuta i cantinieri a svolgere tutte le varie mansioni. Degustatrice senza pari, a 16 anni distingue senza errori un cru dall’altro.

 

Domaine Leroy
© Domaine Leroy

 

Suo padre ha ormai difficoltà a gestire il Domaine Leroy, troppo impegnato sul fronte della Romanée-Conti. A vent’anni, Lalou si vede confidato dal padre il domaine di famiglia. Fin da subito la giovane vinificatrice imprime la sua impronta all’azienda. All’epoca è d’uso comprare le uve su contratto, con accordi tra venditori e compratori di durata più che decennale. Ebbene lei invece non vuole contratti. Lalou sente di volta in volta la botte e, solo e soltanto se la qualità è quella ricercata, la compra. E senza mai sbagliare.

Henri, con eccezionale lungimiranza, ottiene per lunghissimo tempo in esclusiva (eccetto che per gli Stati Uniti e il Regno Unito) il diritto di distribuire i vini del domaine de la Romanée-Conti attraverso l’attività di négoce di famiglia. E il Domaine Leroy beneficia grandemente dei frutti di questo accordo.

Quando infine il proprietario dei grandi magazzini di lusso in Giappone, Takashimaya, nel 1988 entra nel capitale della maison Leroy, il domaine ha finalmente i fondi necessari per ampliarsi.

 

Domaine Leroy, un vigneto biodinamico voluto da Madame Leroy

Nel 1988 Lalou Bize-Leroy acquista il Domaine Charles Noellat, poi il Domaine Philippe Rémy, e altre bellissime parcelle di vigne a Corton Renardes, Corton-Charlemagne, Chambolle-Musigny Charmes e Musigny. La proprietà si estende a questo punto su 21 ettari, 99 are e 66 centiare, di cui 9 Grand Cru, 8 Premier Cru e 9 Village.

Convinta del legame fra tutti gli esseri viventi, prima della fine del 1988 Madame Leroy smette l’utilizzo di prodotti chimici e passa all’agricoltura biodinamica in tutte le vigne di proprietà. All’epoca la biodinamica è ben lontana dall’essere una moda, e Madame Leroy reintroduce la conoscenza perduta dei ritmi cosmici per la rigenerazione del suolo, dell’aratura e dei lavori in vigna. Solo prodotti, miscele e tecniche biodinamiche sono permesse per il sostentamento delle vigne.

 

Domaine Leroy
© Domaine Leroy

 

I rendimenti sono bassissimi (circa 16 hl/ha, a seconda di annata e denominazione).

Come da tradizione borgognona, qui sono i due nobili vitigni Pinot Nero, per i vini rossi, e Chardonnay, per i vini bianchi, i protagonisti del vigneto.

 

Tecniche antiche al servizio di un know-how di grande rigore

Dopo un lavoro così attento in vigna, ciò che si fa in cantina mira ad esprimere vini puri che riflettano il loro terroir di origine. Il lavoro che si svolge nella cantina del domaine a Vosne-Romanée è dunque ancora una volta frutto di un saper fare rigoroso.

 

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© Domaine Leroy

 

I grappoli sono selezionati due volte a mano – prima durante la raccolta e dopo in cantina. Qui la frutta è ordinata su due grandi tables de tri, per una selezione ancora più attenta. La fermentazione avviene in grandi tini di legno senza nessuna pressione, né diraspatura. In questo modo, i preziosi lieviti indigeni che crescono nella pelle dell’acino vengono preservati. Durante il lungo periodo di macerazione, il Domaine Leroy pratica soltanto la pigiatura coi piedi. Dopo che i mosti sono infine pressati, subiscono la fermentazione malolattica.

Dopo la maturazione in botti di legno nuovo, il vino viene poi messo in bottiglia e lasciato affinare. Sarà solo il via libera di Madame Leroy a decidere l’uscita sul mercato delle varie annate, la quale congederà solo i vini che lei stessa giudicherà pronti.

1.1.3